Ultime notizie Crisi Usa - IranDonald TrumpReferendum Giustizia 2026
SCUOLA E UNIVERSITÀDeliverooGiovaniRiderScuolaSocial mediaTikTokVideo

Si fanno consegnare la pizza in classe dal rider, il fenomeno che mette in crisi i presidi e diventa virale su TikTok – I video

20 Marzo 2026 - 18:22 Ygnazia Cigna
Nonostante i divieti ufficiali emanati da molti dirigenti, gli studenti continuano a non voler rinunciare né alla praticità né al piacere del delivery. Ecco in che modo le scuole hanno deciso di intervenire

Nelle grandi città accade già da tempo. Sempre più studenti scelgono di farsi recapitare merenda o pranzo direttamente a scuola tramite i servizi di delivery, come Glovo, Deliveroo o JustEat. Pratica che sta spingendo sempre più dirigenti scolastici a correre ai ripari e a introdurre divieti espliciti alla consegna di cibo durante l’orario delle lezioni. Nonostante i divieti messi nero su bianco da decine di presidi, gli studenti non sembrano voler rinunciare alla comodità, o allo sfizio, della consegna a domicilio, anzi della consegna a scuola. L’ultimo caso, diventato virale su TikTok in questi giorni, mostra la spavalderia di alcuni ragazzi che si fanno consegnare una pizza direttamente dalla finestra della classe. E, come se non bastasse, a corredo del video hanno messo anche l’anteprima della circolare che vieta tassativamente di «introdurre e consegnare alimenti e bevande a scuola, né durante le ore di lezione la mattina, né nei rientri pomeridiani».

I video degli studenti su TikTok

Studenti vs presidi

Le posizioni sono ai poli opposti. Secondo un sondaggio dell’osservatorio di Skuola.net, che ha coinvolto quasi 3mila ragazzi, 8 studenti su 10 sono contrari alle restrizioni. Per molti di loro non è solo un vizio, ma una necessità logistica. Molti istituti non dispongono di un bar interno e le uniche alternative restano il pranzo portato da casa o i tramezzini delle macchinette. Per altri, invece, ordinare cibo è uno sfizio occasionale e per qualcuno una comodità da usare solo in caso di emergenza, più che un’abitudine quotidiana.

I motivi del divieto dei presidi

Dall’altra parte della barricata, i presidi sollevano questioni di sicurezza e responsabilità. Far entrare fattorini sconosciuti nei cortili della scuola o permettere scambi di denaro e cibo attraverso cancelli e finestre rende impossibile il tracciamento di chi accede all’istituto. C’è poi il tema della conservazione dei cibi perché la scuola non può garantire per alimenti preparati all’esterno. E, infine, il rischio che possa regnare il caos. Il viavai di rider, infatti, compromette la sorveglianza e il regolare svolgimento delle lezioni.

Non solo alunni…

Ma il malcontento travalica i confini delle assemblee studentesche. Su un forum dedicato ai collaboratori scolastici, ad esempio, una dipendente apre il dibattito sul fatto che il divieto nella sua scuola sia esteso anche agli adulti. «La preside ha vietato l’ingresso di cibo dall’esterno oltre l’orario di ingresso non solo agli alunni, ma anche per noi adulti. È lecito? Qui non abbiamo neanche le macchinette. Se per i ragazzi il divieto ha un valore educativo, per noi non ne vedo il senso. Vietare mi sembra ingiusto», scrive. E i commenti si dividono tra chi le dà ragione e chi, invece, ritiene più opportuno mettere dei limiti per tutta la comunità scolastica.

La linea dura nelle circolari da Nord a Sud

Gli istituti che scelgono la tolleranza zero aumentano ogni mese. Al liceo scientifico Giuseppe Mercalli di Napoli, ad esempio, la preside ha imposto il divieto assoluto di introdurre cibo o materiale didattico (libri, astucci, quaderni) a lezioni iniziate. La motivazione è gestionale, spiega la dirigente, perché «l’elevata mole di studenti renderebbe la distribuzione da parte dei collaboratori scolastici insostenibile e materialmente impossibile senza compromettere i servizi essenziali di vigilanza». Si legge poi nella circolare che ha diramato a studenti e docenti che «la continua interruzione delle attività didattiche pregiudica la qualità e la continuità del processo di apprendimento». Ma c’è anche un tema di sicurezza alimentare. La preside del Mercalli sottolinea, infatti, che «la scuola non può assumersi la responsabilità relativa alla conservazione e alla sicurezza degli alimenti consegnati in orario non consono». Per questo motivo, nel caso in cui dovesse arrivare del cibo da fuori, il personale è tenuto a non accettare niente. Sulla stessa linea si è mosso l’istituto Giovanni Giolitti di Torino, dove la dirigente ha vietato l’acquisto di generi alimentari da soggetti esterni per il consumo durante l’intervallo. In questo caso, la preside ha anche lanciato un appello diretto ai genitori, invitando le famiglie a fornire ai figli tutto il necessario prima dell’arrivo a scuola, «onde evitare l’interruzione delle attività didattiche», fatti salvi i casi di reale e comprovata necessità.

leggi anche