Il Corriere: ipotesi peculato su Delmastro

Chi ha pagato il conto dimm Andrea Delmastro alla Bistecchieria d’Italia? La domanda è importante perché la risposta potrebbe configurare il peculato. Ovvero il reato del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che «si appropria di denaro o cose mobili della Pubblica Amministrazione di cui ha il possesso per ragioni d’ufficio». L’ipotesi la ventila stamattina il Corriere della Sera. E intanto uno dei presenti alle cene dice al Fatto che «non erano certo riservate. Si partiva dal ministero con quattro o cinque auto con i lampeggianti. E si finiva a tavola che eravamo in 30, 40, a volte anche 50 persone. C’era chiunque».
Delmastro e il ristorante della figlia del mafioso
Ovvero: «Membri del governo, come Delmastro, capi di gabinetto come Bartolozzi. Massimi dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria. Ma anche agenti di scorta che nulla c’entravano con quelle discussioni delicatissime. Per non dire del personale del ristorante». E c’era anche Mauro Caroccia: «In alcune circostanze ricordo di averlo visto girare tra i tavoli, anche dove c’era Delmastro». A testimoniare il tutto c’è anche un video del settembre 2025. All’epoca Caroccia ha ricevuto la seconda condanna in Appello ed è in attesa della Cassazione. Annuncia su TikTok l’inaugurazione del locale in via Tuscolana. E dice: «Sono tornato. Ci sono io in sala, questo locale è ancora più bello degli altri».
Bisteccheria d’Italia
Il video prosegue con un interlocutore che fa una domanda: «E il nome?». La replica del prestanome dei Senese: «Lasciamo stare, è una lunga storia». Dell’ipotesi peculato per le cene istituzionali di Delmastro con Bartolozzi e altri dirigenti invece parla il Corriere della Sera. Mentre la questione del nome si spiega con gli altri locali di Caroccia: “Baffo 2018”, “Baffo 2 Fish”, “Baffolona Burger”. Adesso, fa capire, ha dovuto cambiare nome. E non per sua iniziativa. Ma per scelta di qualcun altro. Forse i suoi nuovi soci? Di certo il fratello Daniele ha fatto notare l’assonanza tra il nome Bistecchieria d’Italia e Fratelli d’Italia. Così come il simbolo con i tre colori della bandiera italiana sembra essere già visto.
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L’interrogatorio
Nelle prossime settimane i pubblici ministeri di Roma che indagano su Mauro e Miriam Caroccia per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso potrebbe sentire il sottosegretario come testimone. Intanto si muove anche la procura di Torino. Come anticipato da La Stampa, i pm valutano l’apertura di un fascicolo gemello di quello romano. Per approfondire gli aspetti societari meno chiari. Come la cessione delle quote di Delmastro. E la mancata dichiarazione alle istituzioni di appartenenza. Delmastro non ha comunicato la costituzione della società alla Camera, così come Chiorino e Zappalà in Consiglio regionale Piemonte.
