Perché hanno sospeso i parlamentari che hanno bloccato la conferenza stampa di CasaPound alla Camera

A distanza di oltre due mesi dalla protesta nella sala stampa di Montecitorio, l’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati interviene con una stretta disciplinare: 32 parlamentari delle opposizioni sono stati sospesi per aver impedito lo svolgimento di una conferenza alla quale avrebbero partecipato esponenti di CasaPound e di altre realtà dell’estrema destra. La decisione, assunta a maggioranza, riguarda appunto i fatti del 30 gennaio, quando un gruppo di deputati di Pd, M5s e Avs occupò la sala stampa per bloccare l’iniziativa sulla “remigrazione” promossa dal leghista Domenico Furgiuele. L’evento venne poi annullato.
Due diverse responsabilità: in base a come hanno agito più o meno giorni di sospensione
Il provvedimento distingue tra due diversi livelli di responsabilità. Ventidue onorevoli sono stati sospesi per cinque giorni: secondo la ricostruzione dell’Ufficio di presidenza, avrebbero materialmente impedito l’avvio della conferenza occupando il banco degli oratori o posizionandosi attorno ad esso. Sono i deputati Bakkali, Cuperlo, Orfini, De Maria, Sarracino, Scotto, Stumpo, Morassut, Boldrini e Casu del Pd; Sportiello, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Caso, Ferrara, Lomuti, Quartini e Francesco Silvestri del Movimento 5 stelle; Zaratti, Bonelli, Fratoianni e Mari di Avs.
Per altri dieci parlamentari la sospensione è invece di quattro giorni, per aver contribuito a riempire la sala e rendere di fatto impossibile lo svolgimento dell’iniziativa. In questo secondo gruppo ci sono Di Biase, Gribaudo, Mancini, Ciani e Romeo del Pd, e Alifano, D’Orso, L’Abbate, Orrico, Ricciardi del M5s. Le sospensioni saranno distribuite tra aprile e giugno per evitare effetti sulla rappresentanza dei gruppi, ma comporteranno comunque l’interdizione dai lavori parlamentari e un impatto economico sulla diaria.
Le reazioni: «Lo rifaremmo altre 100 volte»
Contro la decisione immediata la levata di scudi dei diretti interessati, che rivendicano il gesto e lo collocano sul piano dei principi costituzionali. Laura Boldrini parla di una decisione «vergognosa, sconcertante, del tutto sproporzionata che manda un messaggio pericoloso e allarmante: si puniscono dei parlamentari per avere difeso, in modo del tutto pacifico, da uno sfregio inaccettabile le istituzioni della Repubblica», aggiungendo, «lo rifarei altre 100 volte». Sulla stessa linea Nicola Fratoianni, che respinge l’idea stessa di una colpa: «È stato giusto farlo e non considero la sanzione come il segno di una colpa. Lo rifarei e lo rifaremo se dovesse capitare la necessità». Anche dal Movimento 5 Stelle arriva una presa di posizione politica nei confronti del provvedimento. Il capogruppo Riccardo Ricciardi attacca: «Questo è il governo Meloni: sanzioni a chi ha difeso le istituzioni e la Repubblica antifascista. Noi non ci arrendiamo».
Trancassini (FdI): «Impedire a un deputato di parlare è un attentato alla Costituzione»
Di segno opposto la lettura della maggioranza, che richiama il rispetto delle regole parlamentari. Il questore della Camera Paolo Trancassini di FdI difende le sanzioni: «Impedire a un deputato di parlare è un attentato alla Costituzione» e definisce le misure «proporzionate a comportamenti che hanno oltrepassato il perimetro del confronto democratico».
CasaPound vuole tornare
Ma la vicenda non si chiude qui. Dall’area promotrice dell’iniziativa infatti arriva già la promessa di tornare in Parlamento per riproporre la conferenza sulla remigrazione. A dirlo è Luca Marsella, portavoce di CasaPound: «Abbiamo il diritto di parlare, di esistere, di portare avanti le nostre idee. Torneremo presto in Parlamento con il triplo delle firme necessarie e vedremo se stavolta non ci faranno entrare». Nella nota del comitato, toni ancora più duri: «Tra piagnistei e vesti stracciate, la nostra raccolta firme va avanti e torneremo a presentarla in Parlamento, dando voce alle migliaia di italiani che questi signori, nel loro patologico egocentrismo, hanno dimenticato».
