Scuola, il concorso fantasma degli insegnanti di Storia dell’Arte: «Abbiamo superato lo scritto nel 2024, ma non ci fanno fare l’orale da due anni»

C’è chi nel frattempo ha cambiato scuola, chi ha accumulato supplenze su supplenze e chi ha già affrontato nuovi concorsi senza aver ancora concluso il primo. È la storia emblematica e frustrante dei candidati al concorso docenti Pnrr per la classe di concorso A054, ovvero per insegnare Storia dell’Arte, iniziato nel 2023 e trasformato in un caso di stallo amministrativo lungo oltre due anni. Tutto ha inizio con un bando che, almeno sulla carta, sembrava promettere rapidità ed efficienza. La prova scritta, svolta a marzo 2024 a computer, garantiva un esito immediato perché i candidati sapevano subito se avevano superato la selezione. In Lombardia sono stati molti a superarla, ma da quel momento il tempo si è fermato. La convocazione per la prova orale non è mai arrivata e chi ha superato lo scritto è in attesa da oltre due anni.
Il concorso per insegnare Storia dell’Arte
Questo concorso aveva un sistema di accorpamenti interregionali. A causa del numero ridotto di cattedre disponibili, il ministero ha deciso di affidare la gestione del concorso A054 a un unico Ufficio Scolastico Regionale, quello del Friuli Venezia Giulia, competente quindi anche per i candidati di Lombardia, Toscana, Piemonte e Umbria. Una scelta pensata per ottimizzare le risorse, ma che si è rivelata, con il passare del tempo, un collo di bottiglia. Qualcosa si è mosso proprio in questi giorni. Con un avviso ufficiale datato ieri 2 aprile 2026, l’Ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia ha finalmente convocato, sempre due anni dopo, i candidati della Toscana per fare la prova orale a Trieste. Friuli, Piemonte e Umbria erano stati convocati tra gennaio e febbraio 2025. Per i candidati lombardi, invece, regna ancora il silenzio.
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La storia di Giovanna Ghelfi: «La mia prova è caduta nel vuoto»
A raccontare con lucidità e amarezza cosa significhi restare intrappolati in questo meccanismo è Giovanna Ghelfi, architetta e docente precaria da oltre vent’anni. «Ho superato lo scritto più di due anni fa, ma di fatto quella prova è caduta nel vuoto», spiega a Open. «In questi anni, hanno pubblicato più volte avvisi per cercare commissari per la prova orale. Alla fine le commissioni si sono formate con enorme ritardo, con personale anche già in pensione, ma le convocazioni non sono mai arrivate», prosegue. Un altro elemento particolarmente critico, sottolinea la docente, riguarda la natura stessa del concorso Pnrr1, che si discosta in modo significativo dai concorsi ordinari precedenti. Tradizionalmente, infatti, «i concorsi per l’insegnamento avevano valore abilitante all’insegnamento. Con il Pnrr1 questo meccanismo è stato modificato. Il concorso, pur restando selettivo, non è automaticamente abilitante. Anche superando le prove, i docenti devono sostenere altre prove abilitanti, quindi il percorso in prospettiva si allunga ancora di più».
Il racconto di Marta: «Ho fatto tre concorsi, sono stanca»
A fare eco a questa esperienza è Marta, anche lei docente precaria in Lombardia, che descrive una sensazione diffusa di disorientamento e logoramento tra gli insegnanti. «Abbiamo fatto la prova scritta nel 2024, l’abbiamo superata, e poi il nulla. La prova orale non c’è mai stata», racconta anche lei a Open. «A un certo punto me ne sono quasi dimenticata, presa da tutte le altre procedure perché nel frattempo ho fatto gli altri due concorsi Pnrr, sto seguendo il percorso abilitante, e lavoro in due scuole come precaria. Ma quella prova che ho superato nel 2024 resta lì, sospesa», prosegue. «Sono stanca e confusa. La sensazione è che si investano energie enormi senza sapere dove vadano a finire. Da tre anni inseguo un obiettivo che sembra allontanarsi, invece, di avvicinarsi», ammette. «Questo modo di gestire le procedure concorsuali – conclude la docente – mi fa riflettere su quanta professionalità venga richiesta a noi docenti e sulla pochezza che si percepisce invece in chi dovrebbe gestire al meglio la macchina che conduce la scuola pubblica».
