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Catturato il boss Roberto Mazzarella, tradito dal weekend al mare con la famiglia. La latitanza nella villa da 1.000 euro a notte: cosa nascondeva

04 Aprile 2026 - 10:47 Giovanni Ruggiero
Roberto Mazzarella
Roberto Mazzarella
Tra i più pericolosi latitanti ricercati dalle forze dell'ordine italiane, il boss camorrista aveva scelto la Costiera amalfitana per la latitanza in periodo pasquale. E così è finita la fuga durata circa un anno

È finita per un weekend pasquale in famiglia la latitanza di Roberto Mazzarella, capo dell’omonimo clan egemone a Napoli e provincia, scovato nella notte tra giovedì e venerdì in un resort di lusso a Vietri sul Mare, nel salernitano. I carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Napoli, coordinati dalla Dda partenopea, lo hanno rintracciato in una villa sulla Costiera Amalfitana dove si era registrato sotto false generalità per trascorrere la Pasqua con moglie e due figli. Al momento dell’arresto non ha opposto resistenza. Mazzarella, classe 1978, era inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero dell’Interno ed era ricercato dal 28 gennaio 2025, quando era riuscito a sfuggire all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Dda con l’accusa dell’omicidio aggravato dal metodo mafioso di Antonio Maione. Il delitto si consumò il 15 settembre 2000 per una vendetta trasversale in una salumeria di San Giovanni a Teduccio, nella zona Est di Napoli.

Orologi di lusso, 20mila euro in contanti e documenti falsi

Nella villa in cui si era nascosto, con camere che arrivano a costare mille euro a notte, i militari hanno sequestrato tre orologi di pregio, circa 20mila euro in contanti, documenti falsi, telefoni e alcuni manoscritti che potrebbero contenere una contabilità riconducibile alle attività del clan, su cui sono in corso accertamenti. All’operazione hanno preso parte lo squadrone «Cacciatori di Calabria», le Api del gruppo di Napoli e una motovedetta della Capitaneria di porto di Salerno.

La vendetta in salumeria contro un innocente

Mazzarella, inserito al quarto posto nell’elenco dei latitanti più pericolosi indicati dal Viminale, è accusato di essere l’esecutore e il mandante dell’omicidio di un innocente, Antonio Maione, trucidato in una salumeria di Napoli il 15 dicembre del 2000 per una vendetta trasversale messa in atto dal clan in quanto fratello del sicario che uccise Salvatore Mazzarella.

La vendetta scattò a San Giovanni a Teduccio, periferia orientale del capoluogo e storico feudo del clan, e fu consumata con un agguato a colpi di pistola. Agli autori e al mandante di quell’omicidio si è giunti ventiquattro anni dopo con il mandato di cattura emesso a carico di Roberto Mazzarella il 28 gennaio 2025. In quella circostanza il boss riuscì a sfuggire alla cattura. Di qui la sua latitanza durata poco più di un anno e conclusasi con l’arresto della scorsa notte a Vietri sul Mare.