Ultime notizie Alex ZanardiCrisi Usa - IranDelitto di GarlascoGlobal Sumud FlotillaNicole Minetti
LE NOSTRE STORIEBambiniFuori ClasseGiovaniRomaniaScuolaUniCreditVideo

«Un giorno starò in piedi sulle mie gambe». Viaggio nella Romania dove un ragazzino su cinque lascia la scuola – Il video

06 Maggio 2026 - 13:09 in collaborazione con  UniCredit Foundation
Maria è cresciuta aiutando la sua famiglia e ritagliandosi poco spazio per sé stessa. Oggi sogna l’università e l’indipendenza, sostenuta dall’associazione “Ana şi Copiii”, che anche grazie al supporto di UniCredit Foundation offre nuove opportunità ai ragazzi del quartiere

La costruzione del proprio futuro inizia tra le mura di casa e sui banchi di scuola. In Romania, però, un bambino su cinque abbandona la scuola entro la quinta elementare, e se consideriamo anche il livello di istruzione superiore, sono meno della metà i ragazzi e le ragazze che ottengono un diploma. Per questo è nata Ana şi Copiii (“Ana e i bambini”), un’associazione che dal 2006 aiuta bambini e adolescenti a cambiare il proprio destino. L’intuizione è stata di Mihaela, un’assistente sociale che ha deciso di far fronte alla carenza di servizi educativi per bambini e adolescenti costruendo un centro diurno, che li accolga fornendo loro due pasti al giorno e la possibilità di partecipare ad attività formative e di sviluppo personale.

Tra gli oltre 20.000 bambini che Ana şi Copiii ha supportato c’è Maria, 16 anni, cresciuta in una casa dove lo spazio è poco e le opportunità ancora meno. Maria sogna di continuare gli studi per poter, un giorno, riuscire a «stare in piedi sulle sue gambe», ed essere di supporto anche a sua mamma e ai suoi fratelli.

La dispersione scolastica più alta d’Europa

L’Associazione Ana şi Copiii (“Ana e i bambini”) è stata fondata nel 2006 e oggi fornisce supporto a 200 bambini e 100 famiglie provenienti dalle città di Bucarest, Călăraşi, Giurgiu e Buzău. Si tratta di un’organizzazione umanitaria non governativa e senza scopo di lucro, che punta a sostenere gli e le adolescenti provenienti da contesti di povertà e a prevenirne l’abbandono scolastico. La Romania, infatti, ha il tasso di dispersione scolastica più alto fra i Paesi dell’Unione europea: raggiunge il 16,8%, contro una media del 9,3% (dati Eurostat, 2026).

I motivi sono diversi: il basso reddito familiare è uno dei fattori principali, perché limita la possibilità di sostenere i costi dell’istruzione (dai materiali scolastici ai mezzi di trasporto per raggiungere la scuola). C’è poi un tema di migrazione dei genitori all’estero: soprattutto in seguito all’ingresso della Romania nell’Unione europea nel 2007, molti adulti hanno iniziato a cercare fortuna e opportunità lavorative verso i Paesi dell’Europa occidentale. Il risultato, specialmente nelle aree rurali, è stato disastroso. Molti minori crescono senza uno o entrambi i genitori, spesso abbandonando la scuola per lavorare precocemente o occuparsi dei fratelli e delle sorelle più piccoli. A questi fattori si sommano infine questioni più personali, dalle gravidanze precoci alle disabilità e ai bisogni educativi speciali, che non vengono supportati adeguatamente dal sistema scolastico canonico. Ana şi Copiii si inserisce in questo contesto, lavorando grazie al supporto di UniCredit Foundation, di aziende private, donazioni e, in minima parte, a un contributo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. 

Più che una scuola

Ana şi Copiii non è una scuola: si tratta di uno spazio sicuro in cui gli e le adolescenti possono trascorrere qualche ora al giorno lontani dalle difficoltà, insieme a coetanei e professionisti. I legami che i ragazzi e le ragazze sviluppano in questa struttura consentono loro di immaginare una strada diversa e fare piani per il proprio futuro. L’Associazione offre loro due pasti al giorno: un pranzo e una merenda. Dopodiché, ci si dedica alle attività: dai laboratori creativi ai corsi di lingua, fino agli incontri con psicologi e pedagogisti. 

Mihaela, una delle fondatrici dell’Associazione, spiega a Open che nel 2007, quando la Romania si stava preparando per entrare a far parte dell’Unione europea, molti istituti per bambini in difficoltà sono stati costretti a chiudere perché non rispettavano gli standard europei di tutela dei minori. La riforma li ha obbligati a superare il modello dei grandi orfanotrofi per passare agli affidi familiari e ai servizi sociali territoriali, causando però di fatto il reinserimento dei bambini nelle famiglie d’origine, spesso segnate da situazioni di forte fragilità. Ana şi Copiii è stato il primo centro diurno in Romania a proporre un approccio complesso, in grado di dialogare con i bambini e allo stesso tempo con le loro famiglie per fornire supporto a 360 gradi. La gran parte del lavoro è tuttora svolta da volontari, che agiscono laddove lo Stato ha smesso di intervenire. 

Laboratori innovativi: dalla robotica alla meloterapia

Accanto al supporto scolastico, Ana şi Copiii offre a ragazzi e ragazze attività che vanno oltre l’apprendimento tradizionale. Dai laboratori ai campi estivi, l’obiettivo è aiutare bambini e adolescenti a sviluppare competenze personali, dando un senso a ciò che studiano e ampliando il loro sguardo sul mondo. La robotica, ad esempio, diventa uno strumento per collegare teoria e pratica: matematica, elettronica, programmazione e perfino arte si intrecciano in attività concrete, permettendo ai ragazzi di vedere applicate le conoscenze acquisite a scuola. «Molte volte ci dicono: “Adesso la matematica è più bella, ora capisco il perché”», spiegano gli educatori. «Qui trovano una risposta, perché trasformano le informazioni in qualcosa di tangibile. Ed è quello il momento in cui ti rendi conto di aver fatto il tuo lavoro come si deve».

Accanto alle attività più tecniche, trovano poi spazio anche percorsi come la meloterapia, basati sull’ascolto e sulla musica. «L’ascolto cambia lo spirito» è uno degli slogan del programma: la musica viene utilizzata per aiutare i ragazzi a ritrovare equilibrio interiore, offrendo uno spazio in cui fermarsi, riflettere e connettersi con se stessi. Tutte queste esperienze hanno un obiettivo comune: offrire ai ragazzi strumenti per guardare oltre il presente e immaginare un futuro che possano plasmare esclusivamente con le loro mani.

La storia di Maria

Maria ha 16 anni, vive a Bucarest e frequenta l’associazione da quando ne aveva quattro. In casa divide spazi piccoli con la madre e i fratelli minori, di cui spesso si è presa cura crescendo. «La mia infanzia è stata strana», racconta, spiegando di aver dovuto trovare un equilibrio tra la famiglia, la scuola e il bisogno di avere tempo per sé. Per lei Ana şi Copiii è diventata negli anni un luogo diverso dalla scuola e dalla casa: uno spazio sicuro in cui studiare, fare amicizia, partecipare a campi estivi, corsi e attività, ma anche imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni, a conoscere se stessa. Oggi Maria sogna l’università, vorrebbe studiare marketing e finanza e immagina il proprio futuro come una conquista di autonomia. «Voglio solo essere indipendente», dice. Il suo obiettivo è mantenersi da sola, aiutare la madre e i fratelli, e continuare su quella che chiama «una buona strada».

La storia di Ana e il nome all’associazione

Ana è la bambina che ha dato il nome all’Associazione: oggi ha 25 anni, è diventata assistente sociale e sta per iniziare la facoltà di Psicopedagogia all’università. Il suo rapporto con Mihaela, però, è iniziato molti anni fa. Mihaela l’ha conosciuta quando aveva poco più di tre anni, durante il suo lavoro in un centro di accoglienza. Era la più piccola tra i bambini seguiti, e anche quella che aveva più bisogno di aiuto: viveva con la famiglia in condizioni molto difficili, in una casa diroccata, senza stabilità né supporto. Quando quel centro ha chiuso, la famiglia di Ana non era in grado di prendersi cura di lei. Mihaela l’ha accolta con sé e l’ha cresciuta come una figlia, seguendola sia nel percorso scolastico sia nella vita quotidiana. 

Per Ana quel percorso è stato decisivo non solo dal punto di vista educativo, ma anche e soprattutto a livello emotivo: ha trovato adulti di riferimento, supporto psicologico e un ambiente sicuro in cui ricominciare a sentirsi protetta. «Senza l’associazione non sarei riuscita a diventare la persona di oggi», racconta a Open. Quando è arrivato il momento di scegliere un nome per il progetto, Mihaela ha voluto che contenesse quello di uno dei bambini coinvolti. Così è nata Ana şi Copiii, “Ana e i bambini”: il nome di una bambina diventato il simbolo di tutti quelli che sarebbero arrivati dopo.