Triplice omicidio a Roma, la strage con una mannaia: la polizia diffonde le foto del ricercato. Fermato un uomo sul treno a Bologna, ma non è il killer

È una mannaia l’arma usata dal killer che ha sterminato una famiglia di origine bengalese in via Montiglio, a Roma. L’arma del delitto è stata sequestrata dalla polizia all’interno dell’appartamento in zona Casalotti. Per il triplice omicidio gli investigatori hanno un nome, riconducibile a un amico di famiglia, di cui sono state diffuse le foto e che avrebbe ucciso il 39enne Kamal Uddin, dipendente di un supermercato, la moglie Arzu Hosnejahan Momotaj e la loro bimba Arowa detta Alicia di 8 anni (non 5 come riferito in un primo momento). Si è salvato soltanto il figlio maggiore della coppia, un 18enne ferito durante una colluttazione con l’aggressore e ora ricoverato in ospedale, non in pericolo di vita. È stato proprio lui, scappando in strada coperto di sangue, a far scattare l’allarme poco dopo le 20.30 da via Montiglio, in zona Casalotti, alla periferie Ovest della capitale.
Le foto diffuse dalla polizia
«Come disposto dalla Procura di Roma che sta coordinando l’attività di indagine della Squadra Mobile sul triplice omicidio perpetrato, si divulga agli organi di stampa e sui canali social della Polizia di Stato la foto del presunto autore del delitto, identificato per Shahadat Hossain, nato in Bangladesh il 10 maggio 1983», affermano le forze di Polizia. Foto e generalità sono state pubblicate anche sul canale Whatsapp della Polizia. «Chiunque avesse indicazioni o informazioni utili al rintraccio del presunto autore – aggiunge la nota – deve contattare l’utenza 3346903295 della Squadra Mobile». Stando a quanto riporta Corriere della Sera, nel primo pomeriggio di sabato, durante un blitz sul Frecciarossa alla stazione di Bologna è stato fermato un sospetto, ma non è il killer. «I poliziotti in divisa e in borghese e alcuni soldati sono saliti sul treno», raccontano i passeggeri. Dai microfoni sul treno si avvisava che le porte sarebbero rimaste chiuse per motivi tecnici. Dai racconti dei presenti in attesa di scendere a Bologna il passeggero non ha opposto resistenza ed è stato portato via.
Chi è il sospettato del massacro di via Montiglio
A dare la caccia a Shahadat Hossain è la Squadra Mobile della Questura, coordinata da Roberto Giuseppe Pititto, come riporta la Repubblica. Si tratterebbe di un connazionale delle vittime, un collega di lavoro del figlio sopravvissuto, fuggito subito dopo l’aggressione, al quale nella mattinata di venerdì è stato rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari dalla Questura di Frosinone in quanto richiedente asilo. Una circostanza che spiegherebbe perché le vittime, secondo gli inquirenti, possano avergli aperto la porta senza diffidenza. Una vicina, Valentina, lo ha intravisto allontanarsi e ne ha consegnato agli agenti una prima descrizione, riportata dal Messaggero: «Aveva la carnagione scura e una polo credo azzurra. Correva velocissimo, però ho notato che sulle mani aveva dei guanti». Per tutta la notte sono stati attivati posti di blocco nella zona.
Cosa è successo in casa: la ricostruzione del triplice omicidio
A definire meglio cosa sia successo è innanzitutto la testimonianza del diciottenne, riportata dal Messaggero: «Mi ha ucciso tutta la famiglia. Sono arrivato a casa e ho visto lui che puliva il sangue. C’era sangue ovunque. Ha ammazzato tutti». Stando alle prime ricostruzioni, l’aggressore avrebbe colpito a coltellate i due coniugi e la bambina, per poi nascondere i corpi sotto un letto e iniziare a cancellare le tracce. Il rientro improvviso del ragazzo lo avrebbe sorpreso in piena pulizia: da lì la colluttazione, le ferite a testa, mani e gambe, e la fuga del giovane verso la strada. «C’era questo giovane tutto insanguinato, gridava che erano tutti morti», ha raccontato Valentina, tra le prime persone a soccorrerlo.
Movente e indagini: l’ipotesi del racket dei minimarket
Sul movente gli inquirenti procedono con cautela. Parenti e conoscenti, sentiti nelle ore successive, descrivono la famiglia come «per bene», mentre in quartiere, riferisce Il Messaggero, qualcuno tira in ballo il presunto racket dei minimarket che «negli anni sono proliferati nella zona». Una pista che per ora resta una teoria tutta da verificare. Resta la paura a Casalotti, come racconta una residente a Repubblica: «Abitano vicino a me, è tutto vero. Hanno fatto una strage». Gli investigatori, conclusi i rilievi della Scientifica andati avanti fino a notte fonda, contano di tornare ad ascoltare presto il diciottenne, unico testimone diretto del massacro.

