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Stroppa e la teoria sui migranti che non convengono: «Perché sono meglio i robot». AI e la paura di perdere il lavoro: cosa ha detto l’amico di Musk – Il video

23 Settembre 2026 - 22:54 Giovanni Ruggiero
Andrea Stroppa alla festa del Tempo
Andrea Stroppa alla festa del Tempo
L'intervento dell'uomo di Elon Musk in Italia alla festa del quotidiano Il Tempo. Come immagina il futuro senza migranti dal Nord Africa e l'esempio americano su come far scendere le bollette della luce. Chi ha deciso di votare alle prossime elezioni
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Per Andrea Stroppa l’idea che servano lavoratori stranieri per reggere l’economia italiana è una teoria vecchia, ormai superata. Altrove, spiega, a svolgere le mansioni che nessuno vuole più fare ci pensano già le macchine. Il ragionamento è arrivato alla festa del Tempo, dove Stroppa è stato presentato come «l’uomo più vicino a Elon Musk in Italia». Il punto di partenza è la giustificazione che per anni ha accompagnato gli ingressi nel nostro Paese: «Si dice che ci sono dei lavori che gli italiani non vogliono più fare. E per questo abbiamo continuato a far entrare nel nostro Paese immigrati, da diversi decenni ormai, con l’auspicio che possano tenere in piedi la nostra economia. Questo è ovviamente un ragionamento che non trova più senso». Come esempio porta la Cina, dove «300 mila droni agricoli nel 2025 hanno trattato oltre 200 milioni di ettari» e dove i robot di Country Garden «hanno lavorato in 900 cantieri edili».

Immigrazione e welfare, cosa propone Stroppa

La questione è anche economica, secondo il collaboratore di Musk. Visto che un lavoratore, straniero o no, va pagato e ha diritto ai servizi pubblici. «La scelta è politica e va detta senza ipocrisie. Un immigrato a basso salario paga quasi zero Irpef e utilizza tutti i servizi che giustamente lo Stato offre, come la scuola e la sanità. Ma questo non è più sostenibile». Stroppa richiama poi Milton Friedman, autore che a suo dire «piace molto al direttore Capezzone», per distinguere tra chi arriva per lavorare e chi finisce a carico del sistema di assistenza. La conclusione secondo Stroppa è fin troppo chiara e ormai ineluttabile: «La direzione sono i robot, non è continuare a fare i decreti flussi per far entrare persone dal Nord Africa. Dobbiamo prenderci immediatamente cura degli italiani che stanno già male».

Perché gli italiani hanno paura dell’intelligenza artificiale

Il resto del discorso è dedicato all’intelligenza artificiale, di cui Musk è tra i principali attori globali, e alla diffidenza che la circonda. Secondo Stroppa la responsabilità non è solo della politica, ma anche di una parte della società che «costruisce la fortuna sulle paure». Nel mirino finisce anche Matteo Salvini: «Dicono, e l’ha detto pure il ministro Salvini, che ruberà il lavoro. Questo non è dimostrato, ma è dimostrato che può potenziare la produttività. Diffondere paura è il nostro peggior nemico, ma devo dire che sta funzionando». A sostegno cita un dato: in Italia solo il 36% della popolazione si fida dell’IA, contro una media mondiale intorno al 50%. Pur riconoscendo che la tecnologia «non è senza rischi», il suo invito è a smettere di «vivere nella paura».

Data center, acqua e bollette: «Peggio i campi da golf»

Stroppa passa poi in rassegna le critiche più diffuse ai data center. Sull’acqua ribatte che i campi da golf americani ne consumano 40 volte di più e che i nuovi impianti si raffreddano a circuito chiuso. Sulle emissioni, sostiene che i data center pesano per lo 0,5% della CO2 mondiale, «un quinto dell’aviazione». Quanto alle bollette, porta l’esempio di Indiana e Michigan, dove i costi dell’elettricità sarebbero scesi e dove la compagnia elettrica proporrebbe un ulteriore taglio da 100 dollari a famiglia, perché chi costruisce i data center investe «decine di miliardi per rinnovare le reti elettriche». Una possibilità che, osserva, oggi l’Italia non ha. Il futuro, per lui, è fuori dall’atmosfera: «Il futuro dei data center è nello spazio. I dubbi tecnici sono pochi. Aspettiamo l’ok anche qui di Urso».

Superbonus, auto e prossima legislatura: l’appello di Stroppa

Non mancano le stoccate alle scelte economiche degli ultimi anni. «Il superbonus è stata la pietra tombale su tutto ciò che potevamo fare», afferma, aggiungendo che il Paese ha perso la propria industria dell’auto, destinata a lasciare spazio ai cinesi «nonostante gli inutili bonus lanciati a pioggia dal governo». Poi ribalta la prospettiva sul rapporto tra istituzioni e tecnologia: «La politica ripete che deve governare l’intelligenza artificiale, io propongo il contrario: usiamo l’IA per controllare la politica, non per punirla ma per costringerla finalmente a rendere conto».

Citando Giorgia Meloni, che ha definito l’IA la rivoluzione più dirompente della storia, si chiede a chi verrà affidata: «Ai burocrati, ai capi di gabinetto o addirittura a un frate?». La chiusura è rivolta a partiti ed elettori: «La prossima legislatura è la più importante del dopoguerra, perché si intreccia con una rivoluzione industriale. Nel mio piccolo farò di tutto per sostenere chi avrà questi temi in agenda politica, e vi invito a fare altrettanto. L’Italia ha ancora una finestra aperta, ma è veramente piccola».