Videogiochi, Castlevania Belmont’s Curse (quasi) non ne sbaglia una: continua il viaggio iniziato 40 anni fa – La recensione
Quando un videogioco si presenta come il futuro di una serie così storica e famosa da aver dato parte del suo nome a un intero genere, l’occhio con cui la si analizza è inevitabilmente più attento e critico del solito. Castlevania Belmon’s Curse non solo ha superato splendidamente quest’analisi, ma dovrebbe essere la prova definitiva del fatto che ambientazioni, personaggi e modi di giocare iconici sono al sicuro anche non nelle mani degli ideatori originali. Il nuovo Castlevania (da cui viene la seconda parte del nome del genere a cui appartiene, quello dei metroid-vania) prende a piene mani da tutti i nuovi approcci al genere che lo hanno preceduto, Silksong in primis tranne che sul fronte della difficoltà, e continua a costruirci sopra. Qualche passo falso lungo la via è stato fatto, ma il risultato finale è la degna continuazione di un viaggio iniziato 40 anni fa.
Una storia di famiglia
Quella di Castlevania è prima di tutto la storia della famiglia di cacciatori di vampiri, i Belmont, che hanno ucciso Dracula. La protagonista, Rose Belmont, arriva con suo padre a Parigi 23 anni dopo la fine degli eventi di Castlevania Dracula’s Curse trovandola avvolta dalle fiamme e sotto il giogo di una forza malvagia. Chi conosce la serie sa esattamente dove questa narrativa sta andando a parare, chi non si è mai avventurato tra le sale del castello di Dracula, invece, potrà godersi una sorpresa che, più o meno dopo 5-6 ore di gioco, aprirà le porte al vero cuore dell’esperienza. L’altra premessa fondamentale del gioco è il mazzo di tarocchi che la madre di Rose le ha lasciato in eredità: ogni carta rappresenta un nemico (boss) che dovrà affrontare e i cui poteri potrà trasformare in speciali magie.

Livelli pieni di personalità
Oltre alla storia, con tanto di doppiaggio parziale di qualità soprattutto se si gioca in giapponese coi sottotitoli, a convincere del nuovo Castlevania sono gli ambienti e il combattimento. Dalle strade di Parigi alle catacombe, per finire al cuore dell’esperienza che non spoilereremo, i livelli di Belmont’s Curse sono pieni di personalità, segreti e sfide. Ci sono potenziamenti da scovare, enigmi da risolvere (con un boss segreto alla fine) e strade da districare in un amalgama di citazioni e nuove idee che non annoia quasi mai. Alcune sezioni sono meglio riuscite di altre: una in particolare, nella torre dell’orologio, dura decisamente troppo e avrebbe raggiunto i suoi obiettivi di sfida di platforming e narrativi con la metà degli ostacoli.
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Questo nuovo Castlevania non è un gioco semplice, ma non è nemmeno punitivo come Hollow Knight Silksong. Quando si muore si ritorna all’ultima fonte da cui ci si è abbeverati e non si perde nulla. Non c’è l’ansia di tornare sempre dove si è morti e la punizione per aver sbagliato un salto ed essere finiti tra le seghe circolari è molto leggera. I nemici non fanno danni da contatto e quelli alati non sono neanche lontanamente fastidiosi quanto potrebbero. Tutto questo per dire che il gioco non è quasi mai frustrante e non mette pressione a chi lo sfida, ma non per questo sarà una passeggiata.

Spade, lance, pugni e l’immancabile frusta
Castlevania Belmont’s Curse sa bene di dover pagare un tributo alla miriade di titoli che lo hanno preceduto nei quarant’anni di storia del franchise. Dove questo rispetto nostalgico è più evidente, è nell’arsenale in continua espansione. Spade, lance, tirapugni e spadoni vengono affiancati dall’immancabile frusta simbolo della casata dei Belmont in un flusso di gioco altamente personalizzabile e divertente. Oltre alle armi è possibile scegliere che magia usare tra quelle sbloccate sconfiggendo i boss e quali amuleti indossare per ottenere potenziamenti passivi ai danni, alla velocità e a una miriade di altre cose. L’esplorazione attenta di ogni livello, poi, premierà i giocatori curiosi con migliorie alle statistiche di attacco e difesa di Rose e metodi per aumentare la salute e l’energia magica della protagonista.

Per chi è Castlevania Belmont’s Curse
Per due tipi di pubblico il gioco è una raccomandazione praticamente istantanea: i fan della saga e gli amanti dei metroidvania. Evil Empire e Konami hanno confezionato un’avventura accessibile ma non semplice, complessa ma non complicata, stratificata ma non appesantita e altamente personalizzabile nello stile di gioco. Alcuni momenti frustrano più di altri e alcuni boss non sono riusciti al massimo, ma il prodotto finito è la dimostrazione che è possibile affidare a chi ne sa delle proprietà intellettuali storiche per rispolverarle e produrre un gioco di qualità. La curva di apprendimento non è delle più pianeggianti, bisogna dirlo, quindi chi è alla ricerca di un’esperienza dove menare le mani e non pensare a nulla dovrebbe evitare questa avventura. Se il genere è nelle vostre corde e siete alla ricerca di una sfida capace di riempire decine di ore, allora Castlevania Belmont’s Curse è il gioco che fa per voi, soprattutto se siete nuovi al misterioso e affascinante mondo dei metroidvania.

