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18 Ottobre 2026 - 09:12 Gabriele Fazio

24 Grana – Bidonville

Il seme di moltissima musica italiana che ascoltiamo oggi proviene da pionieri del suono che sono arrivati prima su una determinata idea. Non artisti mainstream, è chiaro, perché chi è mainstream, spesso, troppo spesso, quasi sempre, si tiene stretto stretto il suo posto nello skyline del panorama e di rischiare non se ne parla nemmeno. Quasi sempre sono artisti che provengono dall’underground e alcuni di questi in quell’underground, che deresponsabilizza dai gusti ipercommerciali e sempliciotti del largo pubblico, che permette al proprio talento di stiracchiarsi senza scomodi recinti, decidono di restarci. Ecco, se oggi la musica in lingua napoletana si è scrollata via di dosso quella patina di provincialismo kitsch, se oggi artisti di gran valore come La Niña, i Nu Genea, Liberato, Geolier, che nominiamo in rappresentanza di un’intera esaltante generazione di rapper partenopei, naviga sulla superficie dell’industria, è certamente grazie al lavoro dei 24 Grana. La band napoletana ha gettato il suddetto seme che attecchirà e fiorirà sul mercato solo molti anni dopo, quando Francesco Di Bella, Giuseppe Fontanella, Armando Cotugno e Renato Minale avranno già preso strade diverse, dopo anni di avanguardia pura, con sonorità eteree ma intense, a sorreggere la meravigliosa penna di Di Bella (che infatti da solista ci regalerà album di altrettanto stratosferico valore). Oggi però è il giorno del ritorno ufficiale, negli ultimi anni, lontani dal clamore del trafficato andirivieni del mercato, i componenti si sono messi al lavoro su Bidonville, il loro nuovo attesissimo album. Undici nuovi brani, anticipati dalla stupenda Stadera, nei quali si respira nuovamente quella determinata atmosfera musicale, la politica, inteso come valore civile, sentimentale, messa al centro grazie ad una poetica sempre così centrata e destabilizzante, per quello che è di sicuro uno dei ritorni più importanti e uno dei migliori album dell’anno.