Scontri a Milano, l’accusa di Sala: «In piazza c’erano pochi agenti». Piantedosi gli risponde: «Il sindaco mistifica la realtà»
All’indomani delle mobilitazioni contro il carovita e delle proteste studentesche, c’è soprattutto una domanda che agita la politica: le violenze che si sono verificate in alcune città si potevano evitare? Ad aprire la polemica è Giuseppe Sala, sindaco di Milano, dove sabato è andato in scena un violento scontro tra manifestanti e forze dell’ordine nelle vie più centrali della città, sotto gli occhi increduli dei turisti. «Soprattutto in piazza Duomo c’era una quantità di protestanti violentissimi e uno sparuto gruppo di poliziotti. Io non ce l’ho con il questore, e ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni santo giorno ma l’impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano alla questura non fossero adeguate io ce l’ho», ha detto Sala ai microfoni di Rtl.
Piantedosi replica a Sala: «Gli agenti hanno operato bene»
A rispondergli, poche ore più tardi, è nientemeno che il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che accusa il primo cittadino milanese di voler distogliere l’attenzione da chi ha perpetrato le violenze. «Rassicuro il sindaco: l’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene sempre verificata a posteriori. Anche per prepararsi meglio alle sfide future, di fronte a fenomeni emergenti», premette il titolare del Viminale. Dopodiché, aggiunge: «Una cosa è valutare come prevenire meglio le violenze, un’altra è spostare l’attenzione da chi le commette. La responsabilità di chi usa la violenza non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, un’operazione di mistificazione della realtà del tutto inaccettabile. In questa occasione e come sempre, i poliziotti in piazza c’erano e hanno operato bene, evitando guai peggiori».
L’appello dei sindaci al governo: «Il patto sociale si è rotto, servono risposte»
Ma a prescindere dalle scene di guerriglia urbana scatenate da una minoranza di manifestanti, restano sullo sfondo le questioni sollevate da chi era in strada a protestare, a partire dalle preoccupazioni per il carovita. A raccogliere questo appello sono i sindaci – tutti di centrosinistra – delle principali città italiane coinvolte dalle proteste: Roma, Firenze, Bari, Bologna, Torino, Napoli, Milano, Genova e Cagliari. «Il patto sociale e il patto generazionale si stanno rompendo, è ormai evidente. È dunque necessario intervenire sulle garanzie essenziali per la popolazione italiana: il diritto all’abitare, le tutele per chi lavora, il trasporto pubblico efficiente», affermano i primi cittadini in una nota congiunta.
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I sindaci delle nove città ribadiscono il loro «“no” assoluto alla violenza e alla distruzione, di cui non saremo mai complici», ma lanciano anche un appello alle istituzioni affinché facciano fronte comune: «Chiediamo che il Governo convochi i sindaci al più presto. Le nostre città sono in sofferenza da nord a sud a causa del carovita e di tutto ciò che sta comportando. Questa situazione sta mettendo a dura prova le nostre comunità, acuendo le tensioni, e merita risposte immediate». Infine, un appello al ministro Piantedosi, protagonista di un botta e risposta a distanza con il sindaco Sala: «Puntarsi il dito contro – concludono i primi cittadini – non farà calare il costo della benzina, né ridurrà la tensione esistente nel nostro Paese».
Foto copertina: ANSA/Matteo Corner | Scontri in piazza del Duomo durante la manifestazione ‘Italia in piazza’ del 17 Ottobre 2026 a Milano

