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Dai «gilets jeunes» a Parigi agli scontri a Tirana contro il governo Rama, la rabbia dei giovani travolge l’Europa: «Stiamo salvando il nostro futuro»

18 Ottobre 2026 - 09:52 Alessandra Mancini
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Carovita, tagli all’istruzione e corruzione portano migliaia di persone in piazza in Francia, Albania e Belgio. Tra rivendicazioni, scontri e devastazioni, cresce il malessere di una generazione che chiede risposte e fatica a vedere un futuro: «Solo uniti possiamo vincere»
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Quando il futuro smette di essere una promessa e diventa un privilegio, la rabbia scende in piazza. Non solo in Italia. Anche in Francia, Spagna, Albania e Belgio, migliaia di persone protestano contro governi, disuguaglianze e condizioni di vita sempre più instabili. Le ragioni sono diverse, le tradizioni pure. Ma il malcontento attraversa le generazioni. In Francia, la mobilitazione richiama le proteste del 2018, quando i gilet gialli avevano portato in strada migliaia di persone contro l’aumento dei prezzi e la perdita di potere d’acquisto. Otto anni dopo, una parte di quel movimento torna a manifestare insieme ai tanti ragazzi che rivendicano diritti e opportunità: dallo studio al lavoro, dal diritto a una casa alla possibilità di partecipare alle decisioni che determineranno il proprio futuro. «L’unico modo per vincere è stare tutti insieme», dice un manifestante ai media parigini. «Questa – sottolinea – è la convergenza delle rabbie». Da qui il nome gilets jeunes (gilet e giovani), l’incontro tra le proteste.

Le proteste in Francia, la devastazione e il ritorno dei gilet gialli

Nella République sull’orlo della crisi di nervi a sei mesi dalle presidenziali, secondo il ministero dell’Interno citato da Le Monde, sono scese in piazza circa 550 mila persone in 110 manifestazioni. Gli organizzatori hanno stimato 800 mila partecipanti. A Parigi sono stati danneggiati negozi, appiccati incendi e utilizzati gas lacrimogeni e granate. Alla statua della Repubblica è stato appeso un enorme gilet giallo. Poi sono entrati in azione gli idranti. Il bilancio provvisorio è di circa 1.200 fermi e 150 poliziotti feriti. Le tensioni si sono estese anche a Lione, Marsiglia e Lille. A Limoges è stato incendiato il municipio, mentre a Saint-Étienne un diciassettenne ha perso una mano per l’esplosione di una granata lanciata dalla polizia.

Il governo ha condannato le violenze, attribuendone la responsabilità all’«ultrasinistra», così la definisce il premier Sébastien Lecornu, e chiedendo di «perseguire i responsabili». Resta però aperto il dibattito sull’uso della forza da parte della polizia, mentre si accentua la distanza tra i giovani e il presidente Emmanuel Macron. I sindaci francesi hanno, intanto, chiesto un incontro con il primo ministro la prossima settimana per fare il punto sui danni e chiarire la dinamica degli scontri. Nella dichiarazione congiunta, diffusa ieri sera e ripresa da Le Parisien, chiedono «una valutazione precisa e trasparente» dei fatti: «Tali eventi non possono e non devono ripetersi», dicono.

ANSA/MOHAMMED BADRA / Proteste a Parigi, Francia, 17 ottobre 2026

Albania, gli studenti contro Rama e la corruzione

A Tirana la protesta ha assunto contorni apertamente politici. Il 17 ottobre, migliaia di giovani albanesi sono tornati in strada contro il governo di Edi Rama, al potere dal 2013. Al centro della protesta ci sono le accuse di corruzione, la mancanza di opportunità lavorative, le difficoltà economiche e le condizioni del sistema educativo. Gli scontri – scrive Reuters – si sono concentrati nei pressi della sede del governo e di altri edifici pubblici. Alcuni manifestanti hanno lanciato pietre, petardi e bottiglie incendiarie contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma. Secondo l’Associated Press gli agenti hanno arrestato oltre 160 persone, circa 130 sono i feriti.

ANSA/MALTON DIBRA | Proteste in Albania, 17 ottobre 2026

Dal movimento dei fenicotteri alla protesta contro il governo

La mobilitazione albanese, tuttavia, non è nata soltanto dalla contestazione del governo. Nei mesi precedenti, il movimento dei fenicotteri, noto come Flamingo revolution, aveva organizzato proteste contro un progetto turistico di lusso sulla costa meridionale del Paese, in un’area di particolare valore ambientale. Il progetto è collegato a una società fondata da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Con il passare dei mesi, le rivendicazioni si sono allargate.

A dare un volto a questa protesta è anche Marjana Koceku, 25 anni, parlamentare diventata indipendente dopo essere stata scelta da Rama per candidarsi con il Partito socialista. La giovane politica si è unita ai manifestanti, criticando le scelte della classe dirigente e rivendicando il diritto dei cittadini di decidere il futuro del Paese. «I nostri genitori lo vedevano altrove, noi lo difendiamo qui», aveva dichiarato in un’intervista a Open. «Sono le persone a creare il futuro, non un singolo individuo e non un singolo governo». Rama ha escluso le dimissioni, sostenendo che i governi debbano cambiare attraverso le elezioni e non con la violenza. La protesta, però, rappresenta una delle sfide più significative per il suo esecutivo.

Belgio, scontri a Bruxelles e Liegi per il costo dell’istruzione

Anche in Belgio le manifestazioni contro il caro vita sono sfociate in scontri. A Bruxelles, nel quartiere della Bourse, gruppi di giovani hanno lanciato bottiglie e altri oggetti contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni. A Liegi sono stati utilizzati idranti per disperdere gruppi di manifestanti. Secondo Euronews, gli studenti belgi protestano da settimane contro l’aumento dei costi dell’istruzione. Le loro rivendicazioni si collegano a quelle degli studenti francesi, che denunciano la «carenza di insegnanti», le «strutture scolastiche inadeguate» e le «classi sovraffollate». Il ministro dell’Interno Bernard Quintin ha condannato gli scontri, sostenendo che gli episodi «non possono essere considerati semplici manifestazioni di protesta».

Le motivazioni e i contesti cambiano, ma dall’Italia alla Francia, dalla Spagna che protesta per il caro affitti all’Albania, alcune preoccupazioni si somigliano, salari insufficienti, affitti insostenibili, scuole senza risorse, disuguaglianze e sfiducia nelle istituzioni. Le proteste non nascono tutte dalle stesse cause, ma condividono un malessere comune: la rabbia di una generazione che fatica a immaginare il proprio futuro.

Foto copertina: ANSA/MOHAMMED BADRA | Le proteste a Parigi, 17 ottobre 2026




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