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Dopo lo sgombero a via Tallone, l’ombra della caccia al nigeriano a Tor Sapienza. Un morto e un ferito: «Così ci hanno accoltellato nel parco»

19 Ottobre 2026 - 13:02 Alba Romano
via tallone
Il caso ricostruito da Repubblica. Un gruppo di giovani italiani armati avrebbe teso un agguato nel buio del parco Fabio Montagna ai migranti rimasti senza tetto. Il racconto: «Hanno ucciso il mio amico e accoltellato me perché neri: erano italiani»
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Non una regolazione di conti per il controllo dello spaccio, ma la possibilità di una vera e propria “caccia all’uomo” a sfondo razziale. È la pista su cui gli investigatori stanno facendo luce a seguito della notte di violenza dello scorso 29 settembre e dell’omicidio nella periferia Est di Roma, tra i quartieri di Tor Sapienza e La Rustica.

La vicenda si consuma poche ore dopo lo sgombero del palazzo occupato di via Tallone, un immobile che dava rifugio a centinaia di persone e noto anche come piazza di spaccio. Con la chiusura dello stabile e le crescenti tensioni nel quartiere – alimentate da proteste e ronde serali promosse anche da frange dell’estrema destra –, molti degli ex occupanti si sono trovati improvvisamente in strada. Secondo i racconti dei sopravvissuti raccolti da Repubblica, quella stessa sera un gruppo di giovanissimi italiani, armati di coltelli, machete e persino di una pistola, si sarebbe appostato nel buio del parco Fabio Montagna in attesa dei migranti di passaggio.

L’agguato a Tomsi e all’amico Sami, trovato poi senza vita

Kingsley Tomsi, 42 anni, manovale nigeriano e richiedente asilo, è sopravvissuto a sei coltellate che lo hanno portato d’urgenza in sala operatoria. Ricoverato all’Umberto I e ritrovato agonizzante in un carrello della spesa, Tomsi ha ricostruito i momenti dell’aggressione: «Stavamo attraversando il parco per andare a Rebibbia a dormire. Ho sentito delle voci tra i cespugli che dicevano ‘Eccoli, sono arrivati‘. Un ragazzo giovane, bianco, con la frangetta e la felpa col cappuccio mi ha detto di passare e subito dopo mi hanno accoltellato». Insieme a lui c’era Sami, un connazionale il cui corpo privo di vita è stato rinvenuto il mattino seguente all’interno del parco. Un terzo testimone, Austin, ha riferito di essere stato affrontato poco prima nello stesso tratto da ragazzi armati che gli hanno puntato contro una pistola, riuscendo a salvarsi solo con la fuga.

«Sono un manovale, cercavo un posto dove dormire»

Tomsi respinge con forza l’ipotesi che l’aggressione fosse legata a dinamiche di droga. «Non ho mai spacciato, sono un manovale. Cercavo un posto dove dormire. Ci stavano aspettando perché siamo neri», spiega in breve a Repubblica. L’uomo ha inoltre lamentato mancanze nelle prime fasi investigative: «Il ragazzo era bianco, parlava italiano. L’ho guardato in faccia. Alla polizia ho detto che il mio aggressore era bianco, ma mi hanno mostrato foto di persone nere».

Le indagini – condotte dalla Polizia per il ferimento di Tomsi e dai Carabinieri per l’omicidio di Sami – sono state unificate dal pm Paolo Marinaro. La Procura sta ora vagliando le testimonianze dei superstiti per identificare i componenti del gruppo e chiarire la natura dell’agguato.