Como, 30 giovani perquisiti per i messaggi su Whatsapp in cui istigavano al saccheggio
Dalla tarda serata di ieri è in corso in provincia di Como un’operazione della Digos impegnata in una serie di perquisizioni a carico di una trentina di giovani e giovanissimi, soprattutto minorenni, ritenuti responsabili della diffusione di alcuni dei messaggi girati in questi giorni sulle chat di WhatsApp per organizzare scorribande, domani, nelle vie centrali del capoluogo lariano. Si tratta di una indagine per il reato di istigazione a delinquere finalizzata al saccheggio.
Gli indagati
Tra gli indagati tanti italiani e qualche giovane di seconda generazione, con pochi stranieri, di età compresa tra i 14 e i 24 anni. Per la giornata di domani, anche in concomitanza con l’impegno casalingo del Como 1907 che alle 15 gioca con il Sassuolo, è stata rafforzata la presenza di forze di polizia in tutti gli scali ferroviari della provincia. Nei messaggi circolati dopo gli scontri di Milano si invitavano studenti e studentesse a rimanere a casa perché, si sosteneva, c’era un piano per stuprare le ragazze, aggredire gli stranieri, farla pagare ai «rich», come venivano definiti i ricchi nella chat. E ancora screenshot secondo cui gruppi «neofascisti» erano pronti a scendere in piazza a Cadorna, in Duomo, a CityLife, sui Navigli e a Brera per «cacciare gli stranieri».
Le università
Nel mirino dei disturbatori c’erano anche le banche, i musei e soprattutto le università: Bocconi, Iulm, Bicocca, Politecnico. «Si sono formati dei gruppi, stanno prendendo di mira tutto». Così l’allarme si propagava: «Picchiano le persone, le derubano, le accoltellano senza nessun f…to motivo». «Hanno fatto un gruppo per violentare le ragazze: sono in 400», «Vogliono attaccare la Cattolica». E tutti concludevano con la stessa formula: «Ditelo agli amici, negli autobus, ai parenti, a tutti quelli che conoscete».

