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Dagli attacchi alla polizia, alla replica a Tajani fino alla propaganda pro Pal: cosa c’è dietro i profili social di Youssef Siher, «mente del Movimento 17 ottobre»

24 Ottobre 2026 - 17:55 Stefania Carboni
youssef siher
Slogan come «Dal fiume al mare» sono solo alcune delle posizioni espresse dal trentenne fermato oggi a Milano. Un ricercatore da cui oggi l'Ispi prende le distanze
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«Dev’essere lo stesso Youssef Siher che mi diede del razzista e del suprematista bianco (!).
Già allora ero sconvolto che una realtà seria e importante come ISPI potesse essere associata a un simile personaggio…». Lorenzo Pregliasco, analista politico, docente universitario e cofondatore di YouTrend, ricorda su X i “complimenti” ricevuti da Youssef Siher che, secondo la procura di Milano, è la mente dietro al “Movimento 17 ottobre”. Sarebbe il trentenne di origini italo-marocchine ad aver invitato alla mobilitazione in piazza, dopo gli scontri dello scorso weekend a Milano. Siher è attualmente indagato per istigazione a delinquere, apologia di delitti e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, aggravate dal mezzo informatico.

Il trentenne nel suo curriculum vantava di esser un ricercatore dell’Ispi. Ma l’Istituto per gli studi di politica internazionale precisa che il giovane da loro ha fatto uno stage e non collabora più dal 2024. Nel post rilanciato da Pregliasco Youssef «se la prende contro gli eurocentrici, razzisti, islamofobi, suprematisti bianchi». Ma è solo uno dei suoi tanti scritti lasciati on line.

Sul suo profilo è un fiorire di concetti proPal, con toni aggressivi e slogan come «Dal fiume al mare» (in inglese «From the river to the sea»). In un tweet replica all’attuale ministro degli Esteri Antonio Tajani commentando l’uccisione di Rafael Kauders, un riservista italo-israeliano con Alhamdulillah, ovvero “Grazie a Dio”. Correva il 2024, proprio l’anno da cui poi l’Ispi non ha più collaborato con lui.

Anche il profilo Instagram ha auguri sinistri

Come riportato da Esperia, anche il profilo Instagram del trentenne non sembra salvarsi. Tra i post passati al setaccio dagli osservatori spicca un messaggio pubblicato all’indomani dello sciopero generale per la Palestina del 22 settembre 2025, giornata segnata dalle tensioni e dall’assalto di migliaia di manifestanti pro-Pal alla Stazione Centrale di Milano: «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete». Una frase indirizzata con tutta evidenza agli agenti delle forze dell’ordine, che in quell’occasione si erano riparati dietro una vetrata dello scalo ferroviario per sottrarsi alle aggressioni della folla.

Non solo, tra le affermazioni compare l’attacco frontale alla storia della Liberazione con la frase «La brigata ebraica non appartiene alla resistenza italiana», accompagnata da invocazioni su rivoluzione e islam politico. E nella biografia del profilo campeggia un messaggio dal tono sinistro: «Non puoi sconfiggere coloro che credono che la morte non sia la fine».

Gli articoli filo Pal sui giornali

In rete si trovano on line anche alcuni pezzi firmati dal trentenne fermato oggi dalla procura di Milano. In uno, per il Fatto Quotidiano, viene analizzata la posizione dei media arabi nei confronti dell’attacco del 7 ottobre. Il titolo: “Da Al Jazeera ad Arab News: sostegno nel merito e (qualche) critica al metodo. Così i media arabi valutano l’attacco di Hamas“. Un passaggio: «“Hamas ha attraversato il Rubicone”. Così titola invece il quotidiano saudita Arab News in un editoriale del suo caporedattore Faisal Abbas che critica la ferocia dei palestinesi nel portare avanti la loro lotta. Abbas scrive però che “coloro che sostengono che l’attacco non è stato provocato si sbagliano: questa è precisamente la reazione che l’intimidazione deliberata e sistematica da parte dell’attuale governo israeliano ottiene quando al danno si aggiunge la beffa”». Posizioni e analisi che non condannano fermamente le atrocità del 7 ottobre con i suoi 1400 morti.

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