Emanuele Filiberto e il carovita, pronto a candidarsi? Le richieste sempre più pressanti: di chi farebbe il leader e cosa pensa il principe
Con l’avvicinarsi delle prossime elezioni, per il principe di Savoia Emanuele Filiberto pare crescano le richieste di una candidatura. Anche perché, lascia intendere nel colloquio con Zaira Mureddu sulla Stampa, secondo lui nella politica italiana c’è un grosso vuoto mai colmato in decenni di regime repubblicano: «Non c’è un partito di riferimento per i monarchici». Proprio questi monarchici lo presserebbero con sempre più insistenza perché sciolga una riserva trattenuta da troppo tempo. Ora che ha una squadra di calcio tramite la Casa Reale Holding, non a caso il Savoia, visti i precedenti la strada sembra segnata.
Monarchici? Che non si dica che sono nostalgici
Innanzitutto che non si parli di nostalgici, perché al principe questa definizione proprio non piace. Lui parla invece di valori condivisi, del rispetto per ciò che la corona ha dato al Paese, dopo che il bisnonno promulgò le leggi razziali con le scuse arrivate solo nel 2021, e della convinzione che possa ancora fare molto. Sulla storia, aggiunge un auspicio: «Spero che dopo ottant’anni di repubblica ci possa essere il modo di rileggere la storia in maniera più pacifica».
Cosa pensa Emanuele Filiberto delle proteste in piazza
Nel colloquio si intravedono anche sprazzi di un manifesto politico. Quantomeno Emanuele Filiberto prova a dire la sua con un impegno di immaginazione che si immagina poderoso sulle recenti proteste contro il carovita. A cominciare dalle proteste di piazza: «È un diritto sacrosanto manifestare. Devono far sentire la loro voce, ma in modo pacifico». Il principe ha una parola buona per tutti. Non può certo dimenticarsi dei camionisti che hanno paralizzato i rifornimenti di cibo e carburanti per giorni. Ricorda poi le loro difficoltà, oltre a quelle dei commercianti del Sud, la fatica di arrivare a fine mese e l’incertezza sul domani. Esprime solidarietà ai manifestanti pacifici e alle forze dell’ordine, e prova a distinguere le rivendicazioni dalle violenze con un ammiccamento alle parole del governo: «Le persone che spaccano devono pagare».

