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Le tre piazze segrete, il «metodo rave» per i raduni e il manuale per restare invisibili prima degli scontri: il rischio degli scontri maranza-ultras

24 Ottobre 2026 - 06:08 Giovanni Ruggiero
Scontri 24 ottobre
Puntuali tornano a circolare guide essenziali all'«autodifesa in protesta», in cui si consiglia di portare con sé Maalox, sapone e aceto per proteggersi dai lacrimogeni. E come osservare le tattiche della polizia per sfondare i blocchi e trovare vie di fuga
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Alla vigilia del primo weekend dopo la guerriglia nel centro di Milano, il Movimento 17 ottobre ha provato a scompaginare i piani di chi da giorni lavora per blindare le piazze del centro, non solo nel capoluogo lombardo.Su Instagram l’annullamento delle convocazioni previste in otto città: Bologna, Milano, Torino, Roma, Firenze, Padova, Bari e Genova. Al loro posto un meccanismo a tappe da svelare di volta in volta: alle 14.30 in ogni città vengono comunicati tre concentramenti, mezz’ora prima, e alle 15.30 la piazza finale. «Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto», si legge nel messaggio, che chiude con una sfida: «Non ci hanno fermato con le leggi, non ci fermeranno con i blindati». L’idea è quella di «tre fiumi che confluiscono in uno», senza capi e senza servizio d’ordine: basta sapere dove andare quando arriva il messaggio. Le uniche piazze con un preavviso restano quelle di Roma e Torino, entrambe contro la guerra e il riarmo. Chi gestisce il canale Telegram, l’ha messa così: «Non vogliamo offrire bersagli».

Come funziona il metodo rave per convocare le piazze

È la logica dei rave clandestini, osserva Giuliano Foschini su Repubblica: il luogo si scopre all’ultimo momento, così la polizia non fa in tempo ad arrivare. La parola d’ordine è «be water», come a Hong Kong: muoversi, disperdersi, ricomporsi. Intorno alle 15 le chat Telegram legate al movimento sono state cancellate, con la spiegazione degli amministratori: «Gruppi chiusi per non lasciare alla polizia prove scritte». Nel canale sono rimasti solo i manuali. Sempre secondo Repubblica, nelle conversazioni circolavano anche piccoli vademecum di sicurezza informatica, con GrapheneOS, tra i sistemi operativi per Android più «a prova di sbirro». Il Corriere della Sera aggiunge che gli investigatori non escludono l’uso di Bitchat, il sistema di messaggistica creato da Jack Dorsey, già fondatore di Twitter, che può funzionare senza la necessità di appoggiarsi alle reti di cellulari. Certo i vari messaggi di incitamento alla violenza e allo scontro, scritti in chat sostanzialmente accessibili a chiunque, non sembra proprio la strategia raffinata di un gruppo pronto all’eversione e al sovvertimento dello Stato. Ma di certo per gli inquirenti i segnali sono più che sufficienti per interpretare il clima prima di possibili azioni a sorpresa, come già accaduto lo scorso weekend.

Cosa c’è nel manuale per la guerriglia di piazza

I testi in circolazione sono per lo più documenti di area anarchica e antagonista trovati online. La Stampa cita la «Guida rapida all’autodifesa in protesta», un secondo testo sull’abbigliamento, perfino «Ricette per il caos. Manuale di resistenza urbana» del 2005. C’è poi «Rivoluzione, istruzioni per l’uso», quattro pagine «liberamente ispirate» al manuale della rivoluzione egiziana del 2011, con sedici punti chiave e un invito: «Non essere passivo e inutile. Anche tu sei parte della rivoluzione». Secondo Il Giornale, si insiste su coordinamento rapido, numeri dei team legali e attenzione ai movimenti della polizia, compresi gli agenti in borghese. Nella sezione «Tattica collettiva» si legge: «gridiamo i nostri slogan e proviamo a sfondare i loro sbarramenti». L’equipaggiamento consigliato comprende occhiali protettivi, kefiah, mascherine, guanti e felpe con cappuccio, più Maalox, sapone e aceto contro i lacrimogeni. La Repubblica aggiunge i caschi da cantiere e la pellicola da cucina per coprire braccia e gambe, con l’invito a individuare sempre una via di fuga.

La guida rapida all'autodifesa in protesta
La guida rapida all’autodifesa in protesta

Quali perquisizioni ha fatto la Digos e che misure ha preso il governo

Dopo i gravi scontri di sabato scorso la Digos ha perquisito le abitazioni di circa cento persone in 18 città, e 51 sono minorenni. Sequestrati cellulari e computer, ma anche coltelli, manganelli telescopici, tirapugni, una balestra, taniche di benzina e capi rubati durante i saccheggi. A Bari indagano la Dda e la Procura minorile su sette maggiorenni e diversi minori, che in una chat Telegram progettavano assalti ai negozi con riferimenti a armi e molotov. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di un velo che comincia a squarciarsi: «Sicuramente c’è un coordinamento tra i protagonisti di queste scorribande». Il Viminale ha dato indicazione di usare ogni strumento disponibile, a partire dal fermo preventivo, minori compresi. L’ottavo decreto sicurezza, varato martedì, è già in Gazzetta ufficiale, e nelle città a rischio sono stati rafforzati i magistrati di turno per le convalide. Per il sottosegretario Alfredo Mantovano il decreto «sarà pienamente operativo in occasione di queste manifestazioni». Il capo della polizia Vittorio Pisani, intervenuto a Sky Tg24, ha provato a stemperare: «Non siamo la controparte dei manifestanti».

Dalle perquisizioni della Digos in 18 città dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre, sequestrati cellulari, computer, armi soft air, munizioni da guerra, coltelli, manganelli telescopici, tirapugni, mazze, sfollagente, aste di alluminio, una balestra, taniche di plastica contenente benzina, indumenti per il travisamento, come passamontagna e scalda collo
Dalle perquisizioni della Digos in 18 città dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre, sequestrati cellulari, computer, armi soft air, munizioni da guerra, coltelli, manganelli telescopici, tirapugni, mazze, sfollagente, aste di alluminio, una balestra, taniche di plastica contenente benzina, indumenti per il travisamento, come passamontagna e scalda collo

Che piano di sicurezza è stato predisposto a Milano e nel resto d’Italia

Sono schierati i 15 Reparti mobili con 5.800 uomini, rinforzati dai 500 parà di Strade Sicure a Milano e da migliaia di agenti delle polizie locali. Il dispositivo è flessibile, con controlli che dai centri storici si estendono alle stazioni, droni dall’alto ed esperti di cybersicurezza a monitorare le chat. A Milano, scrive il Corriere della Sera, il piano di ordine pubblico è «mai visto prima»: oltre 1.400 operatori tra forze dell’ordine, polizia locale e militari della Folgore, presidi nelle stazioni di partenza di tutta la Lombardia e controlli a maglie strette in piazza Duomo. Previsti anche hub nelle caserme per identificare i minorenni. Prefetto e questore hanno vietato le manifestazioni in centro nel pomeriggio, consentendo solo i presidi del mattino. Diversi negozi, tra cui la Rinascente, hanno chiuso prima o protetto le vetrine con pannelli di legno. Il sindaco Beppe Sala ha invitato i commercianti a non cedere alla psicosi: «Più che un invito non posso fare». La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha rafforzato i pm di turno con una task force di dieci magistrati.

Perché si teme uno scontro tra maranza, ultras ed estrema destra

L’allarme riguarda il rischio che la piazza si trasformi in un confronto a più fronti. Secondo Il Messaggero, le tifoserie ultras si stanno mobilitando per «proteggere» le strade, con una chiamata alle armi lanciata più apertamente nelle chat e organizzata in modo più «militare» nei pub di zona. A Lecco un gruppo ha pubblicato un video in cui dice: «Qui troverà sempre chi la difende». Messaggi analoghi sono arrivati da Como, Verona e Vicenza, mentre la Curva Nord Piacenza ha espresso solidarietà ai commercianti colpiti. A Roma i fari di Digos e Arma sono puntati sulla contro-manifestazione di Azione Universitaria e Gioventù Nazionale, a cui parteciperanno anche elementi del tifo estremo della Curva Nord della Lazio. Il Corriere racconta di uno scontro già in corso a colpi di chat e video, con una chat squadrista scoperta a Crema per pestare i «maranza» e dieci minorenni denunciati. A Milano la prefettura teme inoltre infiltrazioni di anarchici e ultrà neofascisti. Sul piano più ampio il ministro della Difesa Guido Crosetto, sempre secondo il Corriere, ha chiarito di non aver mai attribuito alla Russia la responsabilità delle piazze, parlando piuttosto di «guerra ibrida» e di un rischio concreto: lasciare che altri impongano «una lettura sbagliata della realtà».