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Perquisite dalla Digos 18 città, Piantedosi: «Squarciamo il velo degli scontri». Zone rosse e più militari in vista delle manifestazioni del 24 ottobre

23 Ottobre 2026 - 13:51 Michela De Marchi Giusto
Le perquisizioni in 18 città italiane
Le proteste sono organizzate a Milano, ma il ministro ha dato l'allerta anche per altre città per evitare situazioni di scontri come nello scorso weekend
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«Si è cominciato ad aprire, a squarciare il velo o più veli su questo fenomeno». Così il ministro degli Interni Matteo Piantedosi commenta le perquisizioni che la Digos sta compiendo in 18 città italiane, dopo le manifestazioni dello scorso weekend a Milano. E in vista delle proteste di sabato 24 ottobre, sempre a Milano, il ministro sostiene di aver «pianificato tutto quello che è pianificabile» e di aver «rafforzato tutti i dispositivi», con un aumento delle unità militari e l’istituzione di zone rosse.

Quali sono state le città perquisite dalla Digos

Nella mattinata di venerdì 23 ottobre, la Digos ha rivolto un’attenzione particolare a 18 città in tutta Italia, ovvero Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese, Verona. Con delega dell’autorità giudiziaria e di iniziativa, gli agenti hanno eseguito perquisizioni domiciliari e personali a carico di 100 persone, tra cui 51 minorenni che sono stati identificati nei disordini avvenuti tra sabato 17 e domenica 18 ottobre.

Perché sono state effettuate le perquisizioni

A margine di un incontro in Prefettura a Treviso, in merito alle perquisizioni di queste ore e alle indagini sui disordini dei giorni scorsi e sulle chat con minacce di stupro, Piantedosi sottolinea come l’allerta non sia solo a Milano, ma «ci sono attenzioni in altre città in cui potrebbero essere preannunciate iniziative di quel tipo, Roma in primis, dove ci sono ben quattro iniziative». Per evitare situazioni di scontri «abbiamo un’attenzione crescente», che riguarda sia la sicurezza pubblica, ma anche «l’individuazione di queste reti di comunicazione, di allertamento e di sollecitazione alle partecipazioni a queste manifestazioni».

Il ministro, però, non ha certezze sulla natura dei disordini. «C’era sicuramente un coordinamento tra i protagonisti di queste scorribande». Ma per Piantedosi potrebbe trattarsi di «una cosa che parte solo dal basso», «più reti di dimensione nazionale» o ancora un’azione ordinata da qualcuno.

Più militari e zone rosse nelle città

Oltre ai controlli della Digos, in varie zone d’Italia sono stati rinforzati i reparti prevenzione crimine della Polizia di Stato e le squadre di intervento operativo dell’Arma dei Carabinieri. «Sono, squadre che si muovono sul territorio nazionale in aggiunta agli organici territoriali» spiega Piantedosi, precisando che verranno impiegate nelle prossime settimane «per fare un’azione più massiva e visibile su certe zone della città segnalate come di particolare necessità». E insieme a più militari, arrivano anche le zone rosse che «non sono di per sé la soluzione di tutti i problemi, ma sono stati ben accettate dalla cittadinanza» spiega Piantedosi. Proprio con questa modalità, i rinforzi «agiscono meglio se hanno una base di organizzazione come quella delle zone rosse, cioè se gli si dà un mandato di che cosa fare: allontanare le persone molestie in determinati contesti».

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