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Omicidio Stefano Leo: i carabinieri smentiscono l'identikit del nordafricano

David Puente - 01/03/201918:11Aggiornato 01/03/2019 18:19

Stefano Leo è stato ucciso da un nordafricano con la pelle olivastra? Abbiamo contattato il Comando dei carabinieri di Torino che segue le indagini

Stefano Leo muore sabato 23 febbraio mattina, ucciso accoltellato alla gola da uno sconosciuto lungo un viale in centro a Torino. Parte subito la caccia all'uomo, ma il primo verdetto fornito dai media è questo: «È un nordafricano». A ruota partono gli utenti, convinti di questa versione che non trova al momento fondamento:  «Lui è Stefano Leo sgozzato come una capra a Torino, MENTRE ANDAVA A LAVORARE, da un immigrato di colore. Anche lui nella lista dell'indifferenza dei media, della politica moderata e di sinistra quando la vittima è bianca e l'assassino è un immigrato», scrive Lucy su Twitter.

In base a quali informazioni si sostiene che sia un nordafricano? La descrizione fornita dai media da un presunto «supertestimone»: un uomo di circa 30 anni, vestito con un giubbotto con una scritta rossa davanti, capelli scuri, rasati da un lato e una coda di capelli ricci sulla nuca, con la pelle olivastra e che «parla perfettamente italiano». Il fatto di avere la pelle olivastra implica per qualcuno che sia per forza un nordafricano, ma per verificare il tutto abbiamo telefonato ai carabinieri del Comando provinciale di Torino che si sta occupando delle indagini.

Quello che hanno detto dell'omicidio

Si parla di un «supertestimone» che avrebbe avuto un diverbio con il presunto assassino. Secondo il racconto che circola, quest'ultimo era seduto su una panchina quando, vedendo il «supertestimone» passare con in mano il cellulare a scattare fotografie, si sarebbe infuriato con lui intimandolo a non riprenderlo e di farsi gli affari suoi. Ancora secondo i racconti forniti dai media, avrebbe avuto un diverbio simile poco dopo con la vittima. Probabilmente, l'uomo aveva timore di essere beccato mentre era seduto su una panchina dove operano i pusher per fornire i loro clienti. Poco dopo lo scontro verbale, l'omicida avrebbe ucciso Stefano Leo con un unico fendente alla gola usando un coltello di grosse dimensioni e molto affilato, per poi scappare senza portare via il cellulare del ragazzo. Se fosse stato ucciso per delle foto avrebbe quantomeno portato via il cellulare, ma non è andata così.

Quello che ci hanno raccontato i carabinieri

Contattando il Comando provinciale dei carabinieri di Torino, veniamo a conoscenza che la descrizione fornita dai media è del tutto priva di fondamento siccome non hanno fornito alcun identikit dell'assassino: «Tutto quello che è stato scritto è tutto frutto di supposizione da parte dei giornalisti, non abbiamo mai dato indicazioni precise».

Sempre in merito alla descrizione dell'assassino, i carabinieri ci informano che aveva i capelli normali, forse corti, non aveva i capelli rasta o con le treccine, la carnagione non era scura e non si può sostenere che fosse africano. C'è un video in cui si vede scappare l'aggressore, ma in bianco nero e di bassa qualità con le immagini sgranate dal quale non è possibile ottenere una descrizione precisa. Quello che si può dire è che non era un barbone ed era vestito bene.

In merito al «supertestimone» i carabinieri ci informano che si trattava di un signore di mezza età che mentre portava a spasso il cane stava scattando delle foto al Po. Un uomo, seduto su una panchina, aveva avuto una discussione con questo signore chiedendogli di non essere fotografato. Allontanandosi dal luogo della discussione, torna sul posto dopo mezz'ora - sempre con il cane - e vede Stefano Leo barcollante che cade a terra. Il «supertestimone» non ha visto il presunto assassino di Stefano Leo, nemmeno durante la fuga.

Questo è quanto apprendiamo dai carabinieri del Comando provinciale di Torino, ricordando che ci sono ancora indagini in corso.

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