Stadi sicuri: promemoria (non richiesto) per Salvini

Ministro Salvini, mi permetta qualche considerazione sul tema che lei sta per affrontare sotto gli occhi attenti del mondo del calcio.

1. Le curve degli stadi non sono escrescenze incontrollate del tifo. Tutti, forze dell’ordine, società, giocatori, ne conoscono potere e capi.

2. Per decenni si è andati avanti con il “vivi e lascia vivere”, per convenienza, lassismo, paura, ma anche perché non ha senso criminalizzare il tifo organizzato in quanto tale, che spesso dà alle squadre una spinta emotiva genuina e efficace.

3. Da molto tempo però si sa che quello degli ultras è anche un settore molto pericoloso. Perché il controllo, in molte realtà, è stato assunto da frange dell’estrema destra militarizzata o da esponenti della criminalità organizzata. Il che vuol dire che scalare e controllare gli ultras conviene, per ragioni politiche o economiche (dallo smercio di droga al merchandising illegale). 

4. Da alcuni le forze di polizia non sono più ufficialmente investite negli stadi, dove l’ordine è affidato alle società con personale proprio e reti di steward. Spesso per questo ruolo di prossimità le società mantengono una inconfessabile linea di contatto con personaggi inquietanti, come si è visto in una recente inchiesta di Report

5. Per tutto questo credo che l’unica strada percorribile per fare pulizia e garantire sicurezza a tutti coloro che vanno allo stadio sia quella di imporre regole ferree sull’organizzazione delle tifoserie alle società, senza tavoli di dialogo con i leader del tifo organizzato, santi o boss che siano. 

6. Tutte le volte che succede un fatto grave si parla dell’esempio inglese. Lassù si è preclusa ogni agibilità ai violenti ma anche agli agitatori, dopo una lunga stagione di violenza e di morte. Oggi a Wembley non si entra con uno striscione o una bandiera o una maglia della squadra o un bicchiere di birra, e se sgarri, all’ultimo posto in alto o tra i “vip”, vieni accompagnato fuori. E certo tutto questo non lo si è concordato col tifo organizzato. 

Perciò, ministro Salvini, secondo me l’ideale è fissare regole spartane e vincolanti con le società, e poi saranno loro a doverle far rispettare, se necessario chiedendo aiuto a voi. Ci sarà chi protesterà, specie tra gli ultras (ne conosco anch’io, e non li criminalizzo certo come categoria). Ma è come quando si decise di proibire il fumo nei cinema: si colpirono gentiluomini e malfattori, ma nel doppio interesse comune alla salute e allo spettacolo.

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