Il Congo attende nel caos i risultati delle elezioni

di OPEN

Gli elettori contestano un processo opaco per quello che doveva essere il primo passaggio di potere pacifico del più grande Paese dell’Africa sub-sahariana dal 1960 

Il premio Nobel per la pace Denis Mukwege aveva avvertito, il 10 dicembre, che le elezioni in Congo avrebbero potuto degenerare in un conflitto se non fossero state libere, giuste e pacifiche. Le elezioni, già rimandate di due anni e una settimana, potrebbero segnare il primo passaggio di potere democratico del Congo indipendente, e la fine del governo di Joseph Kabila, iniziato nel 2001 dopo l’assassinio di suo padre. Domenica 30 dicembre, più di 39 milioni di elettori sono stati chiamati alle urne per designare il nuovo Presidente, con un ritardo considerevole dato che il mandato di Kabila si sarebbe dovuto concludere nel dicembre 2016.

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La giornata tanto attesa è iniziata con una pioggia torrenziale su Kinshasha, che ha ritardato l’apertura delle urne. L’elettricità a singhiozzo ha rallentato la messa in moto dei dispositivi elettronici utilizzati per il voto, già contestati perché soggetti ad hackeraggi o manipolazioni. In certe circoscrizioni mancavano le liste elettorali, e i ritardi e i problemi tecnici si sono perpetrati lungo tutto il corso della giornata. Nell’est del Paese, gruppi armati avrebbero minacciato degli elettori o degli agenti della CENI e due sarebbero le vittime di questa giornata. Secondo testimoni locali, gli osservatori dei partiti di opposizione sono stati respinti dai militari e non hanno potuto assistere al conteggio dei voti.

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Nonostante il clima di tensione e di sospetto, gli elettori non si sono dati per vinti, e hanno illuminato le schede con le torce o candele laddove le lampadine non si accendevano. “Il cambiamento” è il mantra della popolazione congolese, stanca di un governo che si è aggrappato al potere con le unghie e con la forza. I congolesi sono stufi di ritardi, di magheggi, e non si fidano nemmeno di Corneille Nangaa, presidente della CENI, in carica di supervisionare le elezioni.

Venerdì 28 dicembre Antonio Guterres, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha lanciato un appello affinché le elezioni si svolgessero in modo sicuro e libero. Il regime congolese ha, però, rifiutato le proposte di sostegno logistico della Missione delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti, e ha richiesto all’ambasciatore dell’Unione Europea di lasciare il Paese.

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Secondo la Commissione Nazionale Elettorale Indipendente, i risultati delle elezioni tenutesi l’ultima domenica dell’anno dovrebbero essere divulgati martedì sera. Pertanto, nelle città di Beni, e Butembo e nella regione di Yumbi, condannata dall’Ebola e dalle guerre civili, il voto è stato rimandato a marzo. Due di queste comunità hanno organizzato elezioni locali indipendenti in segno protesta, che il CENI ha già rifiutato di considerare.

Prima ancora dell’annuncio dell’esito, i principali partiti di opposizione hanno già denunciato brogli, e qualsiasi disputa sui risultati potrebbe risollevare la stessa ondata violenta delle elezioni del 2006 e del 2011, con una serie di ripercussioni in termini di sicurezza, soprattutto lungo il confine del Congo con Rwanda, Uganda e Burundi, dove sono attive numerose milizie armate.