Sea Watch e Sea Eye: “È uno scontro tra politica e società civile”

Sui 49 migranti a bordo di Sea Watch e Sea Eye “gli Stati membri ora devono dimostrare solidarietà concreta. Le persone a bordo devono essere sbarcate in sicurezza e senza ulteriori rinvii”, afferma il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas

“C’è una battaglia in corso. Una guerra tra politica e società civile”. È così che Kim Heaton-Heather, capo missione a bordo della Sea-Watch3 ancora a largo di Malta, prova a spiegare alle 32 persone a bordo perché la nave è ancora in stallo. Il suo messaggio, in inglese, viene poi tradotto in arabo e in francese. Altre 17 persone, salvate il 29 dicembre, sono a bordo della nave di un’altra ong, la Professor Albrecht Penck di Sea Eye.

Alcuni migranti hanno rifiutato il cibo in segno di protesta, anche se ora la situazione dovrebbe essere rientrata. I medici e l’equipaggio delle due navi continuano a lanciare l’allarme su una situazione che potrebbe precipitare “da un momento all’altro”.

Sui 49 migranti a bordo di Sea Watch e Sea Eye, “gli Stati membri ora devono dimostrare solidarietà concreta. Le persone a bordo devono essere sbarcati in sicurezza e senza ulteriori rinvii”, afferma il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, dopo la discussione di ieri tra gli ambasciatori dell’Ue. “I contatti continuano intensamente – continua – mentre ieri sono stati fatti “progressi”.

Su fronte interno arriva l’appello controcorrente della senatrice “dissidente” del Movimento 5 Stelle, Paola Nugnes: “Credo che il presidente del Consiglio Conte e il Presidente della Repubblica, insieme al ministro Toninelli, possano e debbano sbloccare una situazione che si è protratta oramai miserevolmente da fin troppo tempo”, dice. “Bracci di ferro e rappresentazioni di forza sulla povera gente non sono tollerabili”.

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