SCIENZE :

I “misteriosi” segnali radio che arrivano dallo Spazio non sono degli alieni

Questa è l’unica cosa certa, con buona pace degli ufologi. Ma l’origine di questi segnali è ancora tutta da scoprire

Due scienziati, Ingrid Stairs e Shriharsh Tendulkar,hanno scritto sulla rivista Nature di aver intercettato 13 misteriosi segnali radio provenienti da1,5 miliardi di anni luce di distanza dalla Terra. Si chiamano Frbs (fast radio bursts), li conosciamo da diversi anni e potrebbero derivare da fenomeni cosmici di cui non sappiamo praticamente nulla. Quel che è certo è che non sono stati inviatidaciviltà avanzate che cercano di comunicare con noi.

Cosa sono i fast radio burst?

L’esistenza dei segnaliFrbs è stata registrata per la prima volta nel 2007, ma la loro esistenza è stata resa not soltanto nel 2016, in uno studio pubblicato suNaturedagli astronomi dell’istituto Max Plank.Si tratta di impulsi radio della durata di millisecondi, emessi a grandi distanze astronomiche. Ecco quindi la ragione per cui non sarà facile accertarne l’origine.

Qualche passo in avanti però è stato fatto: grazie a un potente radiotelescopio, i ricercatori del Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment (Chime) potrebbero essere presto in grado di captare dozzine di Frbs al giorno. Questo significa che le probabilità di ottenere studi più approfonditi aumenteranno considerevolmente.

Se non sono gli alieni, di cosa si tratta?

Al momento sono tre le ipotesi più accreditate: rapide esplosioni di energia; evaporazione dei buchi neri; emissioni di stelle di neutroni. Buona parte degli esperti si limita aun più modesto “non lo sappiamo”. Se si è parlato di segnali provenienti da lontane civiltà aliene è perché nel novembre 2015 il radiotelescopio di Arecibo registrò il cosiddetto evento “Frb121102”:vennero captati dieci segnali in sequenza, cosa che fino ad allora risultava impensabile, tanto da far venire la pelle d’oca all’autore della scoperta, l’allora dottorando Paul Scholz.

Un precedente ancora misterioso

Se Scholztrasalìcaptando dieci Frbs, chissà cosa avrà provato ilsuo predecessore, l’astronomoJerry R. Ehman, che nel 1977 – conil radiotelescopio Big Eardell’università dell’Ohio – captò un segnale proveniente dallacostellazione del Saggittario. Il segnale era talmente forte che gli fu dato il nome “Wow”.

Se gli alieni volessero comunicare con noi dovrebbero produrre un messaggio capace di distinguersinettamente dal rumore di fondo (detta brutalmente: ciò che rimane del Big bang) estudiareuna frequenza che gli uomini non usano mai nelle loro comunicazioni. Ecco, il segnale “Wow” aveva tutte queste caratteristiche. Sembrava proprio studiato per comunicare con noi. Purtroppo due fattori remano contro l’ipotesi aliena: l’unicità del segnale, mai più captato; l’eventualità che si trattasse dell’eco di un segnale terrestre riflesso da detriti spaziali.

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Il caso dellapresuntasferadi Dyson

Se il segnale Wowè rimasto per decenni un legittimo motivo per ipotizzare di aver finalmente ricevuto segnali intelligentidallo Spazio, l’ipotesi dell’esistenza di una potente civiltà aliena estremamente avanzata e relativamente vicina a noi si è sgonfiata – per nostra fortuna – in tempi decisamente più brevi.Nel 2015 la stella “Kic 8462852”, situata nella costellazione del Cigno, ebbe un calo di luminosità del 22%. Così l’astronomo Jason Wright – dopo aver elencato varie ipotesi – inserì anche quella di una civiltà aliena in procinto di avvolgere la stella dentro una struttura tecnologica, nota come sfera di Dyson.

Nel 2016 venne pubblicato uno studio basato su un archivio fotometrico che va dal 1889 al 1990, dove non si riscontrano variazioni significative di luminosità, tali da far pensare a un mega-cantiere in corso attorno alla stella. Lo studio propendeva insomma per delle cause naturali. Nel 2017 la Nasa (Agenzia spaziale americana) mediante i telescopi spaziali Spitzer e Swift chiude finalmente la questione: ciò che causò un calo di luminosità così brusco fu molto probabilmente una massa di polvere compatta.

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Esistono civiltà più avanzate della nostra nello Spazio? Speriamo di no

Del resto nessuno ha mai pensato che gli alieni fossero l’ipotesi più plausibile, ma fu l’unica a essere esaltata dai media.Tuttavia l’argomento è molto serio. La sfera di Dyson è una struttura sferica teorica descritta per la prima volta dall’astronomo Freeman Dyson nel 1959. Una civiltà avanzata a livelli enormemente più alti della nostra potrebbe infatti costruire delle strutture attorno a una stella, in modo da “succhiarne” l’energia. Il limite tra scienza e fantascienza qui è estremamente sottile.

Forse gli alieni non ci chiamano perché siamo ancora troppo arretrati

Perché è confortante che il calo di luminosità della stella Kic 8462852 non sia di natura aliena? Per via del fatto che nella scala delle civiltà siamo come una tribù isolata e indifesa, come gli Aztechi quando arrivarono gli spagnoli. Lascala delle civiltàvenne formulata dall’astronomo Nikolaj Kardashev nel 1960, ed è basata sul modo in cui potrebbe esseresfruttata l’energia. La scala può essere riassunta in tre tipi:

  • Tipo 1 – civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia disponibile sul suopianeta;
  • Tipo 2 – civiltà in grado di raccogliere tutta l’energia del proprio sistema solare;
  • Tipo 3- civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia della propria galassia.

Se attorno alla stella Kic 8462852 ci fosse il cantiere di una stella di Dyson staremmo parlando di una civiltà di Tipo 2. Noi invece siamo fuori scala: Tipo 0, perché non solo stiamo esaurendo tutte le risorse fossili del pianeta, ma non abbiamo ancora capito bene come soddisfare il nostro fabbisogno esclusivamente con risorse rinnovabili, anche se le idee non ci mancano.

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