Chi è Cesare Battisti, storia di un terrorista in fuga

Una caccia durata 38 anni. Adesso l’ex esponente dei Proletari armati per il comunismo, che si è sempre dichiarato innocente, potrebbe scontare l’ergastolo

È una vita di fughe, richieste di estradizione e colpi di scena quella di Cesare Battisti. Fermato mentre camminava per le vie di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, questa volta non ha tentato di fuggire ed è stato arrestato dall'Interpol. Nato nel 1954 a Cisterna di Latina, il terrorista dei Pac – i Proletari armati per il comunismo – ha al suo attivo in Italia due condanne all'ergastolo per quattro omicidi, portati a termine tra il 1978 e il 1979: due – dicono le sentenze – compiuti materialmente e due in concorso con altri.

Cosa rischia

Cesare Battisti si è sempre dichiarato innocente e negli anni diversi intellettuali si sono schierati a suo favore contro l'estradizione, da Gabriel Garcìa Màrquez a Bernard-Henri Lévy e Daniel Pennac, fino alla scrittrice Fred Vargas che ne finanziò viaggi, latitanza e spese legali. Ora potrebbe essere estradato in Italia, dopo una caccia durata 37 anni, dove dovrà scontare la pena dell'ergastolo.

Le tappe di una vita in fuga

All’inizio degli anni Settanta, Cesare Battisti abbandona la scuola e inizia una carriera criminale tra rapine, furti e sequestri di persona. La prima volta che viene arrestato ha 18 anni. Nel carcere di Udine conosce Arrigo Cavallina ed entra a far parte dei Pac, il gruppo eversivo Proletari armati per il comunismo, ritenuto responsabile di diversi omicidi e di rapine a banche e supermercati, rivendicate come espropri proletari.

Battisti è accusato di aver preso parte all'omicidio di Andrea Santoro, maresciallo del carcere di via Spalato a Udine e ad altri tre omicidi: quello del gioielliere Pierluigi Torregiani, a Milano, per il quale Battisti è stato condannato come mandante e ideatore, e quello del macellaio Lino Sabbadin a Mestre, per il quale Battisti avrebbe fornito la copertura armata. Battisti è accusato di essere anche l'esecutore materiale dell'omicidio di Andrea Campagna, agente della Digos di Milano, ucciso il 19 aprile del 1978.

L'arresto e l'evasione

Nel 1979, l’ex militante rosso viene arrestato per banda armata. Detenuto nel carcere di Frosinone, nell’ottobre del 1981 riesce a evadere e a fuggire in Francia. Per un anno vive da clandestino a Parigi dove conosce la sua futura moglie. Poi si trasferisce con lei in Messico e qui nasce la sua prima figlia. Intanto, i giudici italiani lo condannano all'ergastolo per i quattro omicidi e dunque comincia una caccia che durerà 38 anni.

Gli anni in Francia

Nel 1990 torna a Parigi, dove viveva in un'ampia comunità di rifugiati italiani protetti dalla cosiddetta dottrina Mitterrand, dal nome dell'ex presidente francese, che garantiva agli autori anche di crimini politici di non essere estradati nei Paesi d'origine se il sistema giudiziario di questi Paesi non venisse considerato da Parigi rispettoso degli standard democratici.

La campagna contro l'estradizione

Nel 2002 il governo italiano chiede di nuovo l'estradizione. In Francia, il mondo degli intellettuali della sinistra si schiera a suo favore con diverse manifestazioni. Due anni più tardi otterrà la cittadinanza francese. Passano pochi giorni e viene arrestato. La gauche organizza dunque una campagna contro la sua estradizione, una decisione che «tradirebbe la dottrina Mitterrand». L'estradizione viene concessa dalle autorità d'Oltralpe il 30 giugno 2004. Dopo questo provvedimento, Battisti si dà alla fuga e torna alla latitanza.

La fuga in Brasile

A questo punto si trasferisce in Brasile dove, nel 2009, ottiene lo status di rifugiato politico, una decisione che accende forti dissapori e tensioni politiche tra Roma e San Paolo. A marzo del 2010, il tribunale di Rio de Janeiro condanna Battisti a due anni da scontare in regime di semilibertà per uso di passaporto falso. Il 16 aprile il tribunale supremo pubblica il testo della sentenza con cui aveva dato il via all'estradizione.

La decisione finale rimane nelle mani dell'ex presidente brasiliano, Lula da Silva, che decide di non concedere l'estradizione all'Italia. Quando nel 2011 Dilma Roussef subentra alla presidenza ribadisce quanto deciso dal suo predecessore con una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e concede all'ex terrorista il permesso di soggiorno nel Paese.

I 12 gennaio 2019 la fine della corsa

L'ipotesi dell'estradizione di Battisti ha cominciato a concretizzarsi con il cambio del clima politico in Brasile: a settembre del 2017, il predecessore di Bolsonaro, il conservatore Michel Temer, ha dato parere favorevole alla consegna del terrorista all'Italia. All'inizio di ottobre Battisti è stato arrestato, per poi essere scarcerato tre giorni dopo, pur con delle restrizioni minori alla libertà personale (obbligo di firma e divieto di lasciare la zona in cui era stato fermato). Tornato in libertà il 25 aprile è fuggito dal Brasile a novembre, quando hanno cominciato a diffondersi le voci sulla sua estradizione. Il 12 gennaio la fine della corsa, dopo 38 anni in fuga.

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