Oxfam: «In Italia il 5% più ricco ha lo stesso patrimonio del 90% più povero»

di OPEN

Secondo l’Ong, gli individui più ricchi e le società di cui sono proprietari godono anche di livelli di imposizione fiscale tra i più bassi degli ultimi decenni

L’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos (proprietario di Amazon), ha un patrimonio di 112 miliardi di dollari. Basterebbe l'1% di questa cifra per coprire l'intero budget sanitario che l'Etiopia stanzia per i suoi 105 milioni di abitanti. Stefan Persson, figlio del fondatore di H&M, ha ricevuto dividendi azionari per 658 milioni di euro, ma in Bangladesh, dove vengono cuciti gli abiti destinati all'esportazione, il salario annuo di un lavoratore è di 900 dollari.

Sono alcuni tra gli esempi più eclatanti citati dall'organizzazione non governativa Oxfam nel suo tradizionale rapporto sulle disuguaglianze – Bene pubblico o ricchezza privata? – diffuso quando mancano pochi giorni al World Economic Forum di Davos. Tra il 2017 e il 2018 – si legge – il numero di miliardari è aumentato come mai prima: uno ogni due giorni. Nel 2018 la loro ricchezza è cresciuta a un ritmo senza precedenti (900 miliardi in 12 mesi) e oggi è più di 7 volte l’ammontare delle risorse necessario per far uscire dallo stato di povertà estrema 789 milioni di persone.

Tra il 1990 e il 2010 il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà estrema (cioè con meno di 1,90 dollari al giorno) si è dimezzato, ma questo non vuol dire che vivano meglio: molte di loro sono soltanto un po' meno povere e potrebbero tornare a vivere in condizioni di estrema povertà da un momento all'altro. Oltre metà della popolazione mondiale vive con una somma giornaliera compresa tra 2 e 10 dollari.

Oxfam: «In Italia il 5% più ricco ha lo stesso patrimonio del 90% più povero» foto 1

«Sì ma se lo meritano»

Fondamentale per l’accettazione e la perpetuazione della disuguaglianza è l’idea che i benefici siano generati dal talento, dal duro lavoro e dallo spirito d'iniziativa. È invece sempre più chiaro che gli attuali livelli di disuguaglianza estrema vanno ben oltre quanto possa essere giustificato dal talento, dall’impegno e dalla propensione al rischio. La ricchezza estrema – secondo Oxfam – è molto più spesso frutto di eredità, monopolio o legami clientelari con i governi.

Circa un terzo dei patrimoni dei miliardari sono ereditati. Nei prossimi 20 anni, 500 tra le persone più ricche al mondo trasferiranno ai propri eredi l’equivalente del Pil dell’India con i suoi 1,3 miliardi di abitanti (oltre 2.400 miliardi di dollari). Insieme al Regno Unito, agli Stati Uniti e alla Francia, l’Italia è tra i quattro paesi occidentali industrializzati dove la correlazione tra la retribuzione dei padri e quella dei figli è più marcata.  Nel nostro paese il 5% della fascia più ricca della popolazione ha lo stesso patrimonio del 90% più povero. 

L'eredità – ricorda Oxfam - si misura anche in termini di status e relazioni sociali: i figli delle famiglie più abbienti hanno accesso a circoli privilegiati che sfociano spesso in posti di lavoro più retribuiti.

La fortuna di nascere uomo

Il gender gap - ovvero le differenze tra le condizioni sociali, economiche e culturali di uomini e donne – è ancora molto ampio. Nove miliardari su dieci sono uomini, anche le donne contribuiscono all’economia globale fornendo lavoro non retribuito: il loro lavoro ha un valore annuo di 10.000 miliardi di dollari, 43 volte quello di Apple.

Secondo Oxfam, il modello economico neoliberista ha peggiorato le cose: i tagli ai servizi pubblici, la corsa al risparmio sugli stipendi e sulla forza lavoro hanno penalizzato più le donne che gli uomini. Il genere è un importante fattore di immobilità sociale, soprattutto tra le classi più povere. Negli Stati Uniti, per esempio, le femmine nate più povere hanno il 47% di possibilità di restarvi, contro il 35% dei maschi.

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Il lavoro non salva dalla povertà

Sempre più di frequente, il fatto di avere un lavoro non salva dalla povertà. Secondo recenti stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), nei Paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo quasi un lavoratore su tre vive in condizioni di povertà, e il fenomeno è in espansione.

E i giovani? 

Le ripercussioni della crisi finanziaria sono molte, ma hanno un elemento in comune: hanno colpito in modo sproporzionato i giovani e in particolar modo le ragazze. Tra i giovani in età da lavoro, il 43% è ancora disoccupato, oppure lavora ma è povero: oltre 500 milioni di ragazze e ragazzi sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno. Guardando solo ai paesi in via di sviluppo, si stima che i cosiddetti Neet, ovvero i giovani che non lavorano, non studiano e non ricevono formazione professionale, siano 260 milioni.

Cosa fare? 

Oxfam sollecita i governi mondiali a passare dalle parole ai fatti. Il presidente Trump – per esempio – è stato eletto anche grazie alle sue posizioni a favore della classe operaia, ma ha nominato nel suo governo un numero senza precedenti di miliardari. Questi possiedono complessivamente più ricchezza dei 100 milioni di cittadini USA più poveri. Secondo l’Ong, è stato inoltre dimostrato che le riforme sanitarie e fiscali proposte dal tycoon favoriscano in modo sostanziale l’1% più ricco.

Nel mondo, gli individui più ricchi e le società di cui sono proprietari godono anche di livelli di imposizione fiscale tra i più bassi degli ultimi decenni. Cosa fare dunque? Secondo Oxfam, le disuguaglianze sono diminuite in quei paesi che hanno aumentato la spesa sociale e la pressione fiscale sui ricchi, sfidando i postulati dell’economia neoliberista. Investimenti in istruzione e salute hanno determinato il 69% della riduzione della disuguaglianza mondiale.