Quando le bufale fanno comodo, secondo atto: Donadel e la consacrazione di un eroe

di David Puente

Il blogger risponde all’articolo di Open confermando il suo sondaggio, il suo post e il suo sostegno a Gian Marco Saolini definendolo «eroe contemporaneo»

Luca Donadel pubblica un video dove risponde – con il suo stile – all’articolo pubblicato su Open il 12 febbraio 2019 dal titolo Quando le bufale fanno comodo: Luca Donadel difende Saolini contro i «poveri dementi». Al fine di giustificare la difesa nei confronti di Gian Marco Saolini, personaggio che da anni opera nel web diffondendo bufale di vario genere attraverso i suoi siti e video, lo definisce addirittura un «eroe contemporaneo» siccome «prende in giro i gentisti».

Ma attraverso la presa per i fondelli – o il trollare – non si può affatto pretendere di «svegliare la gente». Un utente insultato e deriso per essere cascato in una bufala potrebbe reagire arroccandosi in una difesa delle falsità condivise, contro ogni evidenza, e cercherebbe altrove la conferma dell’idea che si è fatto. Nel caso del video in cui Saolini vuole far credere che a bordo dell’Aquarius avvengano situazioni strane, sostenendo assurde teorie di complotto, gli utenti che ci sono cascati potrebbero trovare negli interventi di Donadel proprio la presunta conferma di qualcosa di strano in merito alla nave e alle operazioni svolte dai volontari a bordo.

Invece che di malafede dovremmo parlare di confirmation bias, o pregiudizio di conferma, quel processo che induce le persone a cercare e condividere le informazioni che confermano quello che pensano. Ritenere che Saolini fornisca gli anticorpi per combattere le falsità non si rivela affatto corretto.

Saolini e Lercio

Donadel cerca di mettere sullo stesso piano l’operato di Saolini e quello di Lercio, ma gli autori del sito satirico non si spaccerebbero per diversi giorni per un imprenditore italiano in Russia che Renzi cercava di corrompere con un viaggio in Italia in cambio del voto a suo favore durante il referendum costituzionale del 2016. I satirici, inoltre, non si sognerebbero di condividere la bufala su Cecile Kyenge contro i mercatini di Natale che oltre ad essere irrispettosa nei confronti delle vittime dell’attentato di Berlino – la bufala era nata in seguito a quel fatto – ha causato sgradevoli reazioni da parte degli utenti che si sono scagliati sull’ex ministro dell’Integrazione con insulti e altre forme di violenza verbale che non augurerei al mio peggior nemico. Solo per questi due esempi Saolini e gli autori di Lercio sono lontani anni luce.

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Il video e il post dove Saolini si finge l’imprenditore italiano in Russia che racconta la falsa compravendita del voto da parte di Renzi

La Boldrini e i meme

I meme sui fantomatici parenti strapagati di Laura Boldrini non hanno affatto permesso di far sparire quel tipo di comunicazione. Nel suo video, Donadel ignora il fatto che quelle bufale si siano ripetute negli anni e abbiano contribuito a danneggiare la reputazione dell’ex presidente della Camera, oltre ad aver mostrato la totale mancanza di rispetto nei confronti della defunta sorella, denigrata a sua volta nei commenti di chi ha creduto alla bufala e che non ha ricevuto – in maniera corretta o meno – la smentita. Donadel dichiara di essere stato un social media manager, dunque dovrebbe essere consapevole che i contenuti condivisi su Facebook arrivano a un pubblico limitato, così come dovrebbe essere consapevole che se vengono condivisi ulteriormente possono raggiungere una nuova platea di utenti che potrebbero prenderli per veri.

Il «politico»

Donadel ritiene di essere stato erroneamente definito «politico» a causa del post Enrico Mentana. Che la narrazione da lui fornita possa essere associata alla politica è una cosa del tutto normale, anche a me capita di essere accomunato a un’area politica a seconda della smentita che pubblico e vengo criticato per colpa di chi mi cita o condivide. Su quest’ultimo punto, i miei articoli sono stati citati o condivisi da esponenti delle opposizioni e degli attuali partiti al Governo, incluso dagli attuali vice presidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini (fatto di cui dovrebbe esserne consapevole lo stesso Donadel in quanto nel suo video parla della mia imparzialità mimando le virgolette per poi ritirarle a voce).

I «poveri dementi»

Ho imparato negli anni a non definire gli utenti «poveri dementi» o «webeti», termine associato da Donadel al mio editore Enrico Mentana. In passato usavo un termine, «utonti», archiviato in quanto ho compreso che l’atteggiamento aggressivo nei confronti di chi crede in una bufala può essere dannoso. Ammetto comunque che ogni tanto, un po’ stanco per gli attacchi e le accuse infondate sul «chi ti paga?», compia una trollata – consapevole delle possibili reazioni – affermando pubblicamente che Soros non mi paga dal 1981 per poi ricordare, a chi trova in questa mia affermazione una conferma, che sono nato nel 1982.

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La condivisione di un utente del video bufala di Saolini

Deridere per difendere

L’insulto e l’atteggiamento denigratorio nei confronti di determinate persone, come la definizione «passerina arrossata» a me attribuita, così come la selezione ponderata di un certo tipo di bufale che ho trattato negli anni, è conforme a un tipo di comunicazione che porta alla polarizzazione dei suoi utenti. Una pratica nota da anni a Beppe Grillo, così come ad altri personaggi che hanno fatto dei loro attacchi anche la loro miglior difesa, fornendo agli utenti uno strumento per rispondere a chi critica un’idea o il proprio personaggio di riferimento. Donadel, nei suoi video, attraverso i gesti e le sceneggiate porta il suo pubblico ad ottenere quell’euforia e quella rassicurazione che rafforza il legame con il suo personaggio.

La sfida facile

Le «sfide», come quella del togliere il «mi piace» sui suoi social, lanciata a coloro che hanno creduto alle bufale di Saolini sono utili a tale scopo. Chi in passato poteva esserci cascato ha comunque trovato in lui una figura diversa, considerandolo più attendibile. Per questo motivo non si ritroverà con un calo dei followers o un totale azzeramento, vincerà comunque la sua personale «sfida».

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La Privacy e il personaggio pubblico

Donadel nel video pone la questione del «gruppo privato» e di conseguenza del concetto di «corrispondenza privata», domandando a qualche legale se quanto ho riportato nell’articolo di Open possa essere ritenuto una violazione della Privacy. Luca Donadel è diventato un personaggio pubblico (status che lui stesso conferma) che esprime le sue opinioni sui social e in televisione, di conseguenza si può parlare di «interesse pubblico» e di «diritto di cronaca» nell’esercizio della professione di giornalista. Il contenuto riportato nell’articolo non contiene «informazioni personali» o «dati sensibili» dell’autore. E, già che ci sono, confesso di essere iscritto da anni – a scopo di studio – al gruppo «Giente Honesta» dove è stato pubblicato il sondaggio e il post.

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La «narrazione»

Prendiamo in esame il video trasmesso a Quarta Repubblica su Rete 4 dove Luca Donadel spiega «la questione Sea Watch». Al minuto 0:16 parla della nave che si dirige verso la posizione di un «presunto naufragio» dove la marina italiana aveva recuperato tre naufraghi, ma ritenerlo «presunto» è scorretto in quanto le stesse autorità italiane erano intervenute lanciando 2 zattere dal velivolo che aveva individuato 20 persone a bordo di un’imbarcazione in precarie condizioni. Al minuto 1:09 ritiene che le autorità olandesi abbiano affermano «di aver procurato un porto di riparo sicuro alla Ong in Tunisia» e che «Sea Watch nega questo contatto», ma nello stesso screenshot mostrato in video c’è l’email delle autorità olandesi dove affermano che «la Tunisia potrebbe essere una buona alternativa» e che avrebbero contattato la guardia costiera tunisina per concordare il tutto, senza però ottenere risposta come riportato nel comunicato del Procuratore di Catania Zuccaro:

La veridicità di tale dichiarazione sembra trovare conforto nelle dichiarazioni rese dal responsabile di MRCC olandese, contattato dai colleghi italiani, che ha asserito di avere – di propria iniziativa e senza informare il comandante della motonave – richiesto alle autorità tunisine di consentire l’approdo nei loro porti del natante, senza riceverne alcuna risposta. Tale circostanza è invero sintomatica della linea di condotta che le Autorità tunisine hanno deciso di adottare nei confronti delle ONG. In tale situazione non può pertanto ritenersi ingiustificata la scelta del comandante della motonave di dirigersi a partire dal 21 gennaio verso Nord alla ricerca di un POS.

La mancata citazione

Nel finale afferma che sarà l’ultimo video risposta a persone o articoli che lo riguardano, mostrando quelli di Butac e Vice che trattano il video che lo ha reso famoso, ignorando il mio. Non è una questione di invidia nei confronti degli altri siti e colleghi, ma nel mio c’è un elemento da loro non trattato: Donadel aveva informato gli utenti che aveva usato un servizio costoso per il tracciamento delle navi e che avrebbe offerto lui «questo giro».

Per la modifica cifra di 400 EURO al mese permette di avere un tracciamento satellitare di tutte le imbarcazioni del mondo in tempo reale e in qualsiasi parte del globo. Mettetevi comodi, perché ho deciso di usare proprio questo potentissimo quanto costoso servizio ed oggi questo giro in barca ve lo offro io.

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Screenshot dal video di Donadel con i costi di MarinTraffic.com

Negli screenshot di Marinetraffic.com mostrati all’interno del filmato manca un elemento: il periodo di prova gratuito di 14 giorni per tutti i piani offerti nel sito.

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Screenshot di MarinTraffic.com con i free trial di 14 giorni.