Entro la fine del secolo i cicloni nel Mediterraneo diventeranno sempre più pericolosi

Nel Mediterraneo potrebbero manifestarsi pericolosi cicloni paragonabili agli uragani tropicali, ma non prima della fine del Secolo, dipende tutto dai cambiamenti climatici e da quel che riusciremo a fare per contrastare il riscaldamento globale

Secondo uno studio pubblicato il 18 gennaio scorso sulla rivista Geophysical Research Letters ​​​​​​entro la fine del Secolo le tempeste nel Mediterraneo saranno sempre più rare, la cattiva notizia è che diventeranno anche più pericolose. I cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale influiscono anche su mari e oceani. Una ricerca pubblicata su Science anticipava infatti di una settimana il lavoro dei geofisici,  denunciando il progressivo riscaldamento delle acque, con una velocità superiore al 40% rispetto a stime di cinque anni fa. Un precedente importante lo abbiamo avuto nel settembre 2018, con tanto di falsi allarmi riguardo a una presunta emergenza in Sicilia non confermata dagli enti competenti.

Mentre ad avere danni furono invece i greci.  I greci lo chiamarono «Zorbas» più in generale lo abbiamo conosciuto come «Medicane», dalla fusione delle parole «Mediterranean» e «hurricane», così i media hanno parlato del «primo uragano nel Mediterraneo», cosa piuttosto fuorviante. Il medicane è un ciclone caratterizzato da grandi venti e piogge. Anche gli uragani sono dei cicloni, ma di portata ben maggiore. Ad oggi non possono formarsi nel Mediterraneo cicloni paragonabili agli uragani del Golfo del Messico, questi necessitano infatti strati di acqua molto calda (27°C) a decine di metri di profondità.

Cosa succederà in futuro?

I cambiamenti climatici in che modo potrebbero cambiare la natura dei cicloni mediterranei? Se lo chiedono anche i ricercatori che hanno condotto il recente studio che si concentra proprio sui Medicane. Dati certi non ce ne sono, ottenere dei modelli sull’evoluzione futura è considerata una vera e propria sfida per i ricercatori. Si parla di «potenziali» rischi, ma di una cosa possiamo essere sicuri: la colpa è nostra. Il riscaldamento globale è infatti «antropogenico», lo abbiamo prodotto noi con le nostre emissioni. 

«Questi cambiamenti sono associati a una struttura di uragano più robusta e sono principalmente limitati all'autunno. Pertanto, il continuo riscaldamento antropogenico aumenterà i rischi associati ai Medicane anche in uno scenario intermedio, con potenziali conseguenze naturali e socioeconomiche». I ricercatori hanno effettuato delle simulazioni matematiche relative a un periodo di 50 anni, i risultati tengono conto anche delle misure già attuate per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Nella conclusione dello studio sono stati così previsti dei potenziali cambiamenti «drammatici» entro la fine del nostro Secolo, assumendo caratteristiche sempre più tropicali. Attenzione: questo significa che non dobbiamo aspettarci degli uragani veri e propri questo autunno o nei prossimi anni:

«Cambiamenti significativi nell'attività dei Medicane si trovano solo in condizioni future tarde rispetto al primo futuro, indicando che i Medicane probabilmente non cambieranno sostanzialmente nei prossimi decenni ma saranno influenzati in modo significativo … entro la fine del XXI secolo». Senza contare che tutto lo studio si basa – per stessa ammissione dei ricercatori – su un unico modello, per altro limitato: «È importante notare alcune limitazioni nella risoluzione delle componenti oceaniche e atmosferiche del modello, che potrebbe essere ancora insufficiente per simulare realisticamente caratteristiche specifiche della mesoscala dei Medicane e del Mar Mediterraneo».