Reddito di cittadinanza: un emendamento leghista limita l’accesso agli immigrati

di Redazione

Per percepire il reddito di cittadinanza gli extra comunitari dovranno documentare il loro patrimonio all’estero. I certificati dovranno essere tradotti in italiano. Il ministero del Lavoro avrà tre mesi per stilare una lista dei Paesi esentati dove è troppo difficile ottenere le certificazioni richieste

Percepire il reddito di cittadinanza potrebbe essere più difficile per gli extra-comunitari. In commissione lavoro al Senato la Lega ha presentato un emendamento al Decretone, la misura del Governo giallo-verde su pensioni (Quota 100) e reddito di cittadinanza, che impone nuovi requisiti per i cittadini extra-europei.

Per accedere al reddito di cittadinanza, il sussidio per chi è in età lavorativa ma è disoccupato o ha un reddito inferiore alla soglia di povertà (780 euro mensili secondo l'Istat), gli extracomunitari residenti in Italia dovranno presentare una certificazione di reddito e di patrimonio del nucleo famigliare, rilasciata dallo Stato di provenienza.

In altre parole, dovranno fornire ulteriori prove per documentare il valore complessivo del loro patrimonio, compreso quello immobiliare, per approvazione da parte dell'Autorità consolare italiane. Se non saranno in grado di farlo, non potranno accedere al reddito di cittadinanza.

Peccato che in alcuni Paesi sia molto difficile reperire questo tipo di prove, Un problema che per esempio riguarda anche l'accesso alle case popolari, come raccontato in precedenza da Open nel caso di Sonia Eugenia Urgiles Leon, una signora ecuadoregna residente in Italia, a cui era stato negato l'accesso alle case popolari a Sesto San Giovanni, perché non era riuscita a dimostrare che la sua famiglia non possedesse altre proprietà in tutto l'Ecuador.

Non erano bastati i certificati per il cantone di Quito, capitale del Paese: per soddisfare la richiesta, la signora Leon avrebbe dovuto farsi rilasciare 221 certificati da 221 uffici pubblici diversi. Un incubo burocratico al quale l'emendamento vorrebbe riuscire a rimediare, esentando non soltanto i rifugiati politici ma anche coloro che provengono da Paesi dove non è possibile ottenere la certificazione. Quali siano questi Paesi e i criteri non è ancora chiaro. Il ministero del Lavoro adesso ha tre mesi per stilare la lista.