«La plastica è una minaccia per la nostra salute»: il report del Centro per la legge internazionale sull’ambiente

Inalazione, ingestione, contaminazione dell’acqua e del suolo. Una ricerca del Ciel, rilanciata da Greenpeace, ha esaminato come il ciclo di vita della plastica stia mettendo in pericolo anche la salute umana

È inutile negarlo, siamo circondati da montagne di plastica. Dagli involucri per alimenti alle bottigliette d’acqua, a centinaia di oggetti di uso quotidiano. La plastica sta mettendo in pericolo il nostro pianeta e di conseguenza il nostro futuro e quello delle prossime generazioni. Ma ora abbiamo un motivo in più per provare a liberarcene. Un nuovo report del Center for International Enviromental Law (Ciel) – Centro per la legge internazionale sull’ambiente – mette in luce i danni per la salute umana.

«I rischi sono stati ignorati per troppo tempo, un atteggiamento che va contro le regole basilari della prevenzione che dovrebbero guidare le scelte istituzionali e delle multinazionali e venire prima dei profitti», ha detto Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, commentando il report.

Il report​​​​​​, Plastic & Health: The Hidden Costs of a Plastic Planet, fornisce una prospettiva dettagliata sull’impatto della plastica sulla salute e rivela le numerose strade attraverso cui la salute umana è influenzata dalla plastica in ogni suo stadio produttivo. Una recente analisi ha stimato come la quantità di plastica prodotta a livello mondiale sia passata da 2 milioni di tonnellate nel 1950 a 380 nel 2015.

Dalle inalazioni, al contatto con la pelle sono tanti i modi con cui ogni giorno la nostra salute risente dell’eccessiva produzione e distribuzione di plastica. Una volta immessa nell’ambiente, afferma il rapporto, la plastica si frammenta lentamente in parti più piccole, contaminando acqua, aria e suolo. Rilascia addittivi tossici, o concentrati di addittivi tossici chimici nell’ambiente, rendendoli disponibili per la diretta o indiretta inalazione da parte dell’uomo.

Estrazione e trasporto

L’estrazione di petrolio, gas e in particolare l’uso di fratturazione idraulica, rilascia nell’aria e nell’acqua sostanze tossiche in volumi significativi. Circa 170 prodotti chimici utilizzati nella produzione di plastica sono conosciuti per i loro effetti negativi sulla salute in particolare nello sviluppo di tumori e nell’indebolimento del sistema immunitario. Inoltre, gli effetti di queste tossine sono stati ampiamente documentati in riferimento al loro impatto sulla pelle, gli occhi, e altri organi sensoriali, il sistema respiratorio, nervoso, il sistema gastrointestinale, il cervello e il fegato.

Prodotti di consumo e imballaggio

Viviamo circondati da contenitori di plastica. Quanti di noi non hanno amato da bambini scoppiare le palline degli imballaggi di plastica, ma l’uso di questo prodotti può condurre all’ingestione e/o all’inalazione di grosse quantità di micro particelle e di centinaia di sostanze tossiche cancerogene, con effetti distruttivi sul sistema endocrino.

Riciclaggio della plastica

Molte tecnologie per la gestione dei rifiuti, come gli inceneritori, portano al rilascio di tossine di metallo, sostanze organiche (diossina e furano), acidi, e altre sostanze tossiche nell’aria, nell’acqua e nel suolo. Tutte queste tecnologie, dice il report, conducono a diretta e indiretta esposizione da parte dei lavoratori e delle comunità nelle vicinanze, attraverso l’inalazione o contaminazione aerea, o l’ingestione di cibo che cresce nelle vicinanze dell’ambiente inquinato dalle sostanze tossiche. Le tossine da emissione, come quelle prodotte da inceneritori, viaggiano per lunghe distanze e si depositano nel suolo e nell’acqua dove, alla fine, entrano nel corpo umano dopo essere state accumulate nei tessuti di piante e animali.

Un problema globale

La presenza di microparticelle di plastica è sempre più documentata nei tessuti umani. Per mettere un freno a questa piaga ambientale, sociale ed economica che sta affliggendo noi e il nostro pianeta, la produzione, l’uso, e lo smaltimento di plastica devono essere considerati interconnessi in una catena che supera i confini, continentali e oceanici. Fino ad ora, gli sforzi compiuti per affrontare il problema relativo alla salute umana hanno largamente ignorato le dimensioni del ciclo di vita della plastica.

Di conseguenza, le misure che hanno avuto successo a livello locale, o rispetto al flusso di un singolo prodotto sono state sottovalutate o scalzate dall’emergere di nuova plastica, nuovi additivi, e nuovi percorsi di esposizione. Fino a che gli sforzi a livello governativo non affronteranno l’impatto della plastica nel suo totale ciclo di vita, l’approccio alla risoluzione della crisi dell’inquinamento è destinato a fallire.