La fuga dei dottori di ricerca: 1 su 5 lascia l’Italia. Così perdiamo la nostra meglio gioventù

di OPEN

Lo rivela una ricerca dell’Istat: negli ultimi cinque anni i cervelli in fuga sono aumentati del 4%

Sono il fiore all'occhiello delle università italiane eppure l'Italia non riesce a trattenerli. Parliamo dei dottori di ricerca: il 18,8% – quasi uno su cinque – vive e lavora all'estero. Per il nostro Paese è una perdita enorme, perché il dottorato di ricerca è il più alto titolo accademico, tanto in Italia quanto all'estero. La percentuale calcolata dall'Istat non si riferisce a tutti i dottori di ricerca, ma solo a quelli tra i 25 e i 34 anni, che hanno un lavoro e che hanno completato il percorso in Italia.

Negli ultimi 5 anni le fughe all'estero sono aumentate: il «fenomeno è in crescita», avverte l'Istituto di statistica. «Fino al 2010 lavorava all’estero il 14,7% dei dottori di ricerca occupati». La percentuale è aumentata del 4,1%. Questi dati confermano che l'Italia non è sempre in grado di offrire impieghi stabili a personale qualificato, come aveva già rivelato un altro rapporto Istat sul mercato del lavoro.

Tra i fattori che spingono i dottori di ricerca italiani a emigrare, la mancanza di opportunità lavorative è uno dei più importanti. E colpisce tanto gli italiani quanto gli stranieri: la fuga dei cervelli non sarebbe un problema se l'Italia attraesse talenti dall'estero. Ma i dati ci dicono l'esatto contrario: nel 2018, solo il 26,3% degli stranieri che hanno ottenuto il dottorato di ricerca in un ateneo italiano (pari a 259 dei 985 dottori di ricerca stranieri) è rimasto in Italia.

A decidere di andarsene sono soprattutto i giovani sotto i 29 anni e i ricercatori che hanno conseguito il titolo nelle università del Nord e del Centro, a prescindere dal voto finale e dalle tempistiche con cui si è portato a termine il percorso. Fisica, Matematica e Informatica sono i settori di studio che fanno guardare all'estero con maggior frequenza: «Gli occupati all’estero si esprimono in modo più ottimistico dei colleghi rimasti in Italia rispetto alla stabilità del posto di lavoro – si legge ancora – suggerendo la presenza di condizioni più favorevoli al rinnovo dell’occupazione».

La fuga dei dottori di ricerca: 1 su 5 lascia l'Italia. Così perdiamo la nostra meglio gioventù foto 2

istat, livello medio di soddisfazione|Istat, livello medio di soddisfazione

Ma dove vanno, quando se ne vanno, i nostri cervelli? Regno Unito (21,1%), Stati Uniti (14%), Germania (11,7%), Francia (11,2%). Ma anche la Svizzera è un territorio ambito, soprattutto per chi studia fisica (il 15% dei dottori la sceglie come Paese di riferimento); come il Belgio, che attira non poco i dottori nelle Scienze giuridiche (20,5%). Per quanto riguarda i medici, il 27,8% si trasferisce in Gran Bretagna e il 25,8% vola negli Stati Uniti.

La fuga dei dottori di ricerca: 1 su 5 lascia l'Italia. Così perdiamo la nostra meglio gioventù foto 1

istat|Istat, paesi in cui vivono i dottori del 2014 che vivono all’estero nel 2018

In generale, i dati sull'occupazione dei ricercatori che hanno lasciato l'Italia sono superiori di 2 punti rispetto a quelli che restano (96% a fronte del 93,8%). A dare una grande mano sono le borse di studio e gli assegni di ricerca che i Paesi esteri offrono agli studenti: il 33,4% degli occupati usufruisce degli aiuti dalle varie università, mentre è ferma sotto il 20% la quantità di ricercatori che, in Italia, sono riusciti ad avere accesso ai finanziamenti.