Strasburgo dice sì all’estradizione del brigatista Alessio Casimirri. Ecco chi è

di Angela Gennaro

Nome di battaglia Camillo: ha partecipato al sequestro del presidente della Dc Aldo Moro nel 1978 e all’omicidio della sua scorta. Dopo Cesare Battisti, Salvini ne vuole l’estradizione. Ora il parlamento europeo dice sì

Caccia ai latitanti terroristi. Il gruppo della Lega all’Europarlamento ha presentato un emendamento alla risoluzione sul Nicaragua per chiedere l’immediata estradizione di Alessio Casimirri: verrà votato oggi, giovedì 14 marzo, a Strasburgo.

«Siamo fermamente convinti che i delinquenti scappati all’estero debbano tornare in Italia e scontare le loro pene», dice Matteo Salvini. «Siamo impegnati su più fronti e auspico che anche in Europa condividano la battaglia del nostro governo». Due richieste di estradizione sono cadute già nel vuoto: nel 2004 e nel 2015.

Chi è Alessio Casimirri

Ma chi è Alessio Casimirri, nome di battaglia Camillo? Nato a Roma il 2 agosto 1951 e brigatista rosso, ha partecipato al sequestro del presidente della Dc Aldo Moro nel 1978 e all’omicidio della sua scorta, ha partecipato agli attentati mortali dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione, sempre nello stesso anno, e all’assalto alla sede della Dc di piazza Nicosia a Roma. Condannato all’ergastolo, ora è titolare di un ristorante in Nicaragua.

Con l'arresto e il ritorno – dopo 38 anni di latitanza – di Cesare Battisti, militante dei Proletari Armati per il Comunismo condannato in contumacia per partecipazione a quattro omicidi, Alessio Casimirri scala al primo posto nella lista dei trenta terroristi da riportare in Italia sul tavolo di Salvini.

Il clima è cambiato, chi sbaglia paga, ha detto il leader della Lega ad atterraggio di Battisti compiuto. L’arresto di Battisti «non è un punto d’arrivo ma un punto di partenza. Sono sicuro che le forze dell’ordine, con i servizi d’intelligence, potranno riassicurare alle galere altre decine di delinquenti, vigliacchi e assassini che sono in giro per il mondo a godersi la vita».

Le origini e le Brigate Rosse

Figlio di un alto funzionario, un importante portavoce del Vaticano, Alessio Casimirri entra nelle Br nel 1977 dopo una militanza, tra l'altro, in Potere Operaio. L'anno dopo fa parte del commando che prende parte all'agguato di via Fani, con il sequestro e poi la morte – dopo 55 giorni di prigionia – di Aldo Moro.

Due anni dopo esce dalle Br e nel 1982 scappa all'estero insieme alla moglie Rita Algranati, appartenente anche lei alle Brigate Rosse, e arriva in Nicaragua. È latitante da allora ed è l'unico di tutta la lista che non si è fatto un solo giorno di carcere dei sei ergastoli che deve scontare.

Il caso Moro

In tutti questi anni, secondo la commissione parlamentare che ha indagato sul caso Moro, Casimirri ha goduto di costante protezione. Dentro e fuori il Vaticano, per esempio. Nelle stesse ore in cui a Ciampino arrivava, dalla Bolivia, Cesare Battisti, Giuseppe Fioroni, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di via Fani nella scorsa legislatura, ha scritto al premier Giuseppe Conte, ai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ai ministri degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e della Giustizia Alfonso Bonafede per sollecitare la consegna alla giustizia italiana di Casimirri.

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Una foto scattata il 16 marzo 1978 sulla scena dell'agguato in via Fani a Roma, dove venne rapito Aldo Moro.

«La questione riveste una straordinaria importanza, non solo per una doverosa esigenza di certezza della pena, ma anche per chiarire gli aspetti ancora oscuri del sequestro Moro e del terrorismo italiano», scrive Fioroni.

«Alla luce di quanto a suo tempo accertato dalla Commissione la vicenda della fuga e della latitanza di Casimirri non sembra riconducibile solo alle protezioni che gli sono state accordate dal governo sandinista. Si evidenzia infatti la costante e ripetuta protezione nel nostro Paese».

Protezioni che «possono essere fondate su elementi familistici, ma non escludono, alla luce dei comportamenti posti in essere da soggetti diversi, elementi di collaborazione, più o meno ufficiale, con strutture dello Stato».

Il Nicaragua

Alessio Casimirri ha collaborato in Nicaragua col regime sandinista di Daniel Ortega contro i Contras. Ha la cittadinanza nicaraguense dal 1988, si è rifatto una famiglia, si è anche separato e ha aperto un ristorante molto rinomato, diventando uno degli chef più apprezzati in città. Come ricostruiva qualche tempo fa l'AdnKronos, su Trip Advisor è al primo posto nella classifica di Managua.

Con qualche commento al vetriolo: «Piatti stupendi preparati da un ex brigatista italiano mai passato dalle carceri grazie a protezioni in alto loco. Una esperienza unica!,» scrive un'utente. «L'ex brigatista, ora cuoco, ci ha accolto con 'quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così che hanno i reduci dagli anni di piombo… niente da dire. Una cena davvero particolare».

A fine gennaio, la Iena Gaetano Pecoraro è andato in Nicaragua alla ricerca di Casimirri e del suo ristorante. Del latitante nessuna traccia. «Don Alessio non è qui.» Il locale e la casa appaiono, dalle riprese, un vero e proprio quartier generale presidiato e circondato dalle telecamere.