L’arbitro donna? «Uno schifo». Il telecronista è stato sospeso e rischia anche un’azione legale

Arriva il provvedimento dell’Ordine della Campania dopo gli insulti di uno dei commentatori di Agropoli-Sant’Agnello, partita valida per il campionato di Eccellenza campana

La sospensione è arrivata in tempi record: il 23 marzo Sergio Vessicchio, il telecronista della rete campana "Canalecinque", ha definito «uno schifo» la presenza di un arbitro donna su un campo di calcio. Il 24 quel video è diventato virale. Il 25 Sergio Vessicchio è stato sospeso dall'Ordine dei Giornalisti.

Per il calcio femminile era stato un week end straordinario: all'Allianz Stadium di Torino la partita scudetto tra Juve e Fiorentina era stata seguita da 40mila persone. Numeri inimmaginabili per il calcio femminile, solo fino a poco tempo fa. Poi è arrivato lui, Vessicchio. 

Le parole di Vessicchio

«Pregherei la regia di inquadrare l'assistente donna, che è inguardabile – ha detto, commentando una partita di eccellenza tra l'Agropoli e il Sant'Agnello – È uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le squadre spendono centinaia di migliaia di euro. È una barzelletta della federazione». Il video è autentico: lo potete trovare sul sito della rete "Canalecinque" (la parte incriminata comincia al minuto 17:38). 

La sospensione dell'Ordine

L'Ordine dei Giornalisti della Campania ha avviato un procedimento disciplinare per recidiva: Vessicchio non sarebbe nuovo a episodi del genere. Il presidente dell'Ong campano, Ottavio Lucarelli, ha commentato così: «Il giornalista di Agropoli che ha deriso in diretta durante una partita di calcio una donna assistente dell'arbitro è stato sospeso dall'Ordine dei giornalisti della Campania per precedenti atti grazie all'ottimo lavoro del nostro Consiglio di disciplina». 

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Dura anche la replica di Marcello Nicchi, presidente dell'Associazione Italiana Arbitri: «Ho segnalato l'episodio al Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, all'Autorità politica delegata ed alle forze di polizia. Contestualmente come AIA – continua Nicchi – abbiamo conferito incarico ai legali per agire, in tutte le sedi ritenute opportune, a tutela dell'immagine delle associate e dell'intera categoria».