Nuove voci sul padre di Rami, ma lui: «Tutto falso, mi hanno anche dato una casa dal Comune». E Salvini ci ripensa

di OPEN

Dopo giorni di indecisioni e accuse, il vicepremier fa i primi passi verso il ragazzino eroe dello scuolabus: «È come se fosse mio figlio. Ha dimostrato di aver capito i valori di questo paese»

Negli ultimi giorni, gli esponenti della politica italiana sono stati occupati a discutere il tema della cittadinanza per Rami, uno dei bambini che ha dato l'allarme ai carabinieri dal bus dirottato a San Donato Milanese. Il vicepremier Matteo Salvini si era espresso con parole non propriamente morbide nei confronti della volontà del bambino di essere riconosciuto come italiano a tutti gli effetti: «Se vuole lo Ius Soli, si faccia eleggere», aveva commentato, aggiungendo poi: «non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza a Rami». 

Ora, il ministro dell'Interno torna a rivedere le sue posizioni e si giustifica: «Il ministro è tenuto a far rispettare le leggi. Ma per atti di bravura o coraggio le leggi si possono superare». Anche nelle ultime ore aveva parlato di presunti guai giudiziari di uno «stretto familiare» di Rami: «Io la cittadinanza la concedo solo a chi ha la fedina penale pulita – aveva detto -, se qualcuno non l'ha ottenuta dopo 20 anni chiedetevi perché». 

Le parole di Salvini

«Spero di potergli dare questa benedetta cittadinanza anche domani – ha detto Salvini– ma se ci fossero motivi, sui quali non entro nel merito, che mi impedissero di farlo… – ha indugiato - «Penso che anche un tombino abbia capito di che cosa sto parlando». 

E ancora: «Quando si tratta di cittadinanze non ci deve essere nessuna ombra e nessun dubbio e purtroppo al momento ombre e dubbi ce ne sono. Se qualcuno la cittadinanza non l'ha chiesta e non l'ha ottenuta dopo 20 anni, fatevi una domanda e datevi una risposta sul perché».

Le voci filtrate

Non risultano, però, condanne penali a carico di Khaled Shehata, padre di Rami. A suo carico, a quanto riporta l'agenzia Ansa, risultano più che altro «precedenti di polizia», come una denuncia di permanenza irregolare in Italia, una denuncia per rapina nel 1999 e il fatto di aver falsamente attestato di essere un pubblico ufficiale.

Le parole del padre

Non risultano condanne penali, dunque, ma qualche precedente di polizia. Open ha chiesto a Khaled Shehata di cosa si trattasse: «Non lo so, io non ho fatto niente di male, sono pulito, sia io che la mia famiglia. Non c'è niente a mio carico».

Riguardo alla denuncia per la permanenza irregolare in Italia, spiega: «Tutto a posto, lo ha detto il tribunale. è tutto a posto». Nega anche la denuncia citata per rapina nel 1999: «No, non mi risulta. io sono arrivato in Italia nel 96, nel '99 non mi risulta niente».

«Ho chiesto un permesso di soggiorno, ho ottenuto le carte dal tribunale. Quando ho fatto domanda dei carichi pendenti è risultato tutto a posto, fedina pulita», ha continuato. «Non ci sono precedenti penali a mio carico. Il Comune mi ha dato anche casa popolare».

Il lieto fine: Salvini ci ripensa

Infine Salvini, inizialmente diffidente, ha cambiato idea sul da farsi: «Sì alla cittadinanza a Rami perché è come se fosse mio figlio e ha dimostrato di aver capito i valori di questo paese», ha detto.

Secondo la legge, i minori figli di persone senza cittadinanza possono richiederla solo compiuti i 18 anni. «Se mi daranno davvero la cittadinanza italiana sarò felice – aveva detto Rami – ma allora dovrebbero darla anche a mio fratello e ai miei compagni di classe di origine straniera che vivono in Italia da tanto tempo e magari sono pure nati qui».