Stupro alla Circumvesuviana: i giudici non danno della bugiarda alla ragazza – Il documento

di Sara Menafra
Stupro alla Circumvesuviana: i giudici non danno della bugiarda alla ragazza - Il documento

Il provvedimento con cui il tribunale del Riesame ha scarcerato il terzo indagato per la presunta violenza accaduta ad una fermata della metropolitana non dice che la ragazza è bugiarda. Ma critica i medici

Ha fatto discutere la decisione del tribunale del Riesame di Napoli che ha deciso di scarcerare l'ultimo dei tre ragazzi accusati di aver violentato una giovane nell’ascensore di una stazione della periferia partenopea, a San Giorgio a Cremano, lo scorso 5 marzo. Ma sulla base di quali elementi è stata presa la decisione di ieri, in linea con le due precedenti? E’ vero che i magistrati la bollano come una bugiarda?

Se si legge il provvedimento per intero, i giudici non dicono che la ragazza ha mentito. Al contrario, spiegano che nel valutare il suo racconto vanno messe maggiormente in evidenza le sue condizioni psichiche – evidenziate da una cartella sanitaria che parla di disturbi ossessivi. In sintesi, tutto il suo racconto va letto alla luce di questi disturbi. Considerando anche, però, che non è detto che i ragazzi accusati di violenza si siano resi conto della situazione.

Leggiamo per punti il ragionamento dei magistrati.

La ragazza è inattendibile?

I giudici scrivono che il punto non è la volontà di dire il falso:

Deve essere chiarito che le manifestate perplessità sulla soggettiva attendibilità della dichiarante non comportano di per sé un sequenziale giudizio di non veridicità delle sue dichiarazioni. Non si può escludere che le condizioni della ragazza non abbiano avuto influenza sulla genuinità del racconto.

In questa fase, però, il tribunale si deve occupare della «credibilità oggettiva che deve possedere la narrazione di un fatto». E cioè se ci siano elementi indiziari sufficienti per tenere gli accusati in carcere.

Le contraddizioni

I magistrati di Napoli evidenziano varie contraddizioni nel racconto della giovane:

  • L’antefatto, ovvero un incontro precedente in cui già sarebbero state avanzate delle molestie nei confronti della giovane;
  • i video che mostrano la ragazza «entrare spontaneamente» in ascensore – dove poi sarebbe avvenuta la violenza sessuale di gruppo – e rimanere all’interno per almeno i primi venti secondi senza che accada nulla. All’uscita dall’ascensore, sempre i video mostrano l’intero gruppo tranquillo: «Escono insieme dall'ascensore e si incamminano ancora insieme verso il sovrappasso, finché uno dei giovani rivolge un segno di saluto alla [ragazza] che si allontana con calma verso i binari dei treni», mentre i tre restano in stazione a chiacchierare, «senza preoccuparsi di allontanarsi dalla scena». Tutto il video, dunque, sarebbe «in contrasto con una violenza di gruppo»;
  • non ci sarebbe neppure il cosiddetto "​​​​freezing”, cioè la reazione ad un trauma che rende praticamente impossibile muoversi;
  • il referto, nella parte di valutazione dello stato di salute dopo la denuncia, esclude la presenza di ecchimosi o escoriazioni sul corpo della giovane.

La cartella sanitaria

Le parole più dure nella sentenza di Riesame sono riservate ai medici che hanno soccorso la giovane e ai terapeuti che l’hanno avuta in cura.

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Il referto consegnato ai giudici, dicono, è «inattendibile»:

“Il non aver considerato e valutato la cartella clinica e gli altri documenti conosciuti dal tribunale rende parziale il giudizio espresso e impedisce al collegio di farvi affidamento. Il referto appare privo di validità scientifica.

Il referto non tiene conto delle «informazioni date dallo psicologo che l’ha in cura», né del medico del Centro di Salute Mentale che pure la segue da anni e ha riferito che «è affetta da un disturbo del comportamento alimentare associato ad un grave disturbo della personalità di tipo ossessivo e assume farmaci antidepressivi, ansiolitici e neurolettici» che però, secondo il medico «non influenzano le sue capacità intellettive, superiori alla norma». Il quadro clinico, dicono i giudici andava valutato con maggiore attenzione, tenendo conto che «lo stato di ansia post reattivo è una sintomatologia plurima, non indicatore tipico dell'abuso di natura sessuale».

Cosa sapevano gli accusati?

Se la ragazza sia stata davvero cosciente di quello che accadeva dovrà essere valutato, concludono i magistrati, per capire se possa rispondere dell’accusa di aver detto il falso. E questa analisi sarà decisiva per valutare la colpevolezza dei tre accusati di violenza:

I sintomi di tale patologia non sono fruibili da chi con la ragazza abbia occasionale sporadico contatto, senza motivo di sospettare che la sua disponibilità sessuale non sia frutto di libera e personale scelta.