Libia: bombardato aeroporto di Mitiga, 2800 sfollati a Tripoli

di Redazione
Libia: bombardato aeroporto di Mitiga, 2800 sfollati a Tripoli

Secondo i media locali, le forze fedeli al leader Fayez al Sarrajì hanno ripreso il controllo dall’aeroporto Mitiga di Tripoli nella controffensiva lanciata contro il generale ribelle

L'aeroporto di Mitiga, l'unico funzionante della capitale libica, è stato bombardato lunedì. I raid hanno colpito anche l'aeroporto internazionale di Tripoli, chiuso dal 2014. L'attacco sarebbe stato portato avanti dalle forze fedeli al generale ribelle Khalifa Haftar. Secondo i reporter sul posto, i servizi dell'aeroporto sono stati sospesi. A Tripoli circa 2.800 persone sono state coinvolte nelle evacuazioni da giovedì scorso, quando sono iniziati i combattimenti. Secondo l'Onu, a situazione in Libia rimane «fluida e imprevedibile» e inoltre «la popolazione civile nelle aree di combattimento è bloccata e non è in grado di raggiungere servizi di emergenza». 

L'esercito che sostiene il governo libico riconosciuto dall'Onu ha lanciato una controffensiva per difendere Tripoli, con l'intenzione di riconquistare le zone prese in ostaggio dalle truppe di Haftar, che marciano da giovedì nelle periferie della capitale. Sarraj ha decretato lo stato di massima emergenza e ha ordinato al capo dell'aviazione libica, Ali Boudeya, di mettere in azione tutti gli aerei per frenare l'avanzata dell'uomo più potente della Cirenaica.

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Milizie di Misurata raggiungono le truppe di Serraj

Tra le forze armate intervenute ci sono quelle della città di Misurata, sostenitrici del governo centrale, che si erano mosse verso la capitale nella mattinata per difendere la città da una possibile avanzata delle milizie dell'est.  In una situazione dai risvolti imprevedibili, gli Stati Uniti hanno scelto di ritirare temporaneamente il proprio contingente militare. L'Onu, invece, invoca una tregua umanitaria per permettere l'evacuazione dei civili e dei feriti. Il primo ministro Giuseppe Conte ha ribadito la posizione dell'Italia: «Bisogna evitare la guerra civile».

La Libia è in uno stato di caos da quando le forze sostenute dalla Nato hanno destituito Muammar Gaddafi nel 2011. Da allora il Paese è stato guidato, contemporaneamente, da almeno due amministrazioni rivali. A Tripoli siede il governo riconosciuto internazionalmente, guidato dal primo ministro Fayez al-Serraj. Nella città di Tobruk, nell'Est del Paese, c'è un secondo nucleo politico, alleato con il generale ribelle Haftar.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato di temere un'escalation di violenza che metterebbe a repentaglio i negoziati per la pace promossi dall'Onu volti a spianare il terreno per nuove elezioni. Secondo vari analisti, Haftar vuole forzare la mano prima delle trattative per paura di essere escluso dal processo di pace.