La bufala della libertà di pensiero di Casapound Bolzano

I profili Facebook di due consiglieri di Casapound Bolzano sono stati oscurati. Il partito di estrema destra esprime il proprio sconcerto e richiama i valori dell’articolo 21 della Costituzione italiana, ma vale solo per loro

Negli ultimi giorni sono scomparsi da Facebook i profili e le pagine pubbliche di alcuni componenti di CasaPound. Tra le«vittime» c’erano anche i consiglieri comunali di Bolzano Andrea Bonazza e Maurizio Puglisi Ghizzi. La pagina Facebook Casapound Bolzano ha cercato di difenderli. L’8 aprile ha pubblicato un post con il testo dell’articolo 21 della Costituzione italiana.

Per il gruppo di estrema destra si tratta di un gesto che viola la libertà di pensiero. I militanti promettono di andare fino in fondo:«Sarà ora nostra premura segnalare tale comportamento direttamente agli amministratori globali del social, direttamente alla punta più alta della piramide Zuckerberg, e portare in sede legale italiana quanto avvenuto, per rivendicare libertà di pensiero, diritti politici e diritti dei consumatori».

Le regole di Facebook valgono per tutti, esponenti o meno di partiti politici. Di fatto, come spiegato dallo stesso social network, erano state violate ripetutamente le regole della comunità:

Crediamo sia importante dare alle persone un modo per esprimersi ma al contempo vogliamo che chiunque su Facebook possa sentirsi al sicuro. Per questo abbiamo stilato gli standard della comunità. Partiti politici e candidati, così come singoli individui e organizzazioni presenti su Facebook devono attenersi a queste norme.Quando veniamo a conoscenza di contenuti che violano questi standard, li rimuoviamo. Quando una pagina o una persona infrange ripetutamente queste regole, come capitato in questo caso, la rimuoviamo

Ho cercato di spiegare il concetto in un commento all’interno del post pubblicato da Casapound Bolzano: «Se violate le regole di una piattaforma privata non potete pretendere di essere trattati diversamente dagl altri iscritti». Il commento è stato rimosso e l’account legato alla mia pagina bloccato dagli amministratori della pagina.

Il mio commento al post Facebook della pagina di Casapound Bolzano, poi rimosso dall’amministratore

Non sono stato l’unico ad aver subito la censura e il divieto categorico di esprimere un mio pensiero su quanto accaduto. Il 10 aprile 2019 Francesco Conte, uno degli autori di Lercio.it, aveva condiviso in un commento il link a un articolo di Libero Quotidiano dal titolo «Casapound, Simone Di Stefano: “Nello spirito siamo fascisti. Mai col centrodestra: è una truffa”», troppo persino per i gestori della pagina che hanno deciso di bloccarlo:

Vi spiego in breve cos’è la libertà di pensiero per i “fascisti del terzo millennio”. Lamentano la violazione dell’articolo 21 della Costituzione da parte di Facebook (che ha “bannato” alcuni loro esponenti). Tu provi a contraddirli, in maniera pacata e argomentando. Loro cancellano il tuo commento e ti bannano. E niente, questa cosa è molto divertente CasaPound Bolzano

Le critiche di Francesco Conte di Lercio contro il ban subito nella pagina Facebook di Casapound Bolzano

Evidentemente il concetto «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero» nella pagina Facebook di Casapound Bolzano vale solo per il pensiero del proprio partito.