La Svizzera ha annullato un referendum perché i cittadini non erano ben informati

Il voto riguardava la tassazione a cui sono sottoposte le coppie sposate. La proposta era stata bocciata, con delle percentuali simili a quelle registrate nel Regno Unito quando i cittadini sono stati chiamati alle urne per decidere sulla Brexit

Per la prima volta nella storia della Confederazione elvetica un referendum è stato bocciato da un organo giudiziario. La Corte suprema svizzera ha ritenuto che il risultato del voto andasse annullato perché i cittadini non erano stati informati correttamente nelle settimane prima della consultazione.

Si tratta di un precedente importante nel Paese, che potrebbe essere preso come modello da altri. Lo sguardo va ovviamente al Regno Unito, ancora alle prese con il dilemma della Brexit.

Le regole fiscali sul matrimonio

Il referendum in Svizzera chiedeva di rivedere le regole fiscali sul matrimonio. Queste regole attualmente penalizzano le coppie sposate a favore invece delle coppie di fatto, che condividono la casa e la propria vita, senza però essere unite da un vincolo legale.

In Svizzera le coppie sposate normalmente pagano le tasse sulla somma dei due stipendi dei coniugi, anziché sul singolo stipendio come invece fanno le coppie di fatto, con il risultato che le tasse pagate dalle coppie sposate finiscono per essere solitamente più alte.

I numeri

Il referendum è stato proposto nel 2016, lo stesso anno in cui i cittadini britannici sono stati chiamati a votare sull'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. La proposta «Dite no alla penalizzazione della famiglia» era stata bocciata con un margine molto piccolo: 50.8% contro 49.2%. Questo nonostante il Governo federale avesse sottostimato il numero di coppie sposate che sono penalizzate dalle regole fiscali vigenti.

I dati forniti inizialmente parlavano di circa 80.000, mentre la stima corretta è di ben 450.000. Un'irregolarità che la Corte suprema ha valutato poter essere stata determinante nel voto. Nel Regno Unito il referendum sulla Brexit aveva visto percentuali simili: il no aveva vinto con il 51,9% delle preferenze.

Prima del referendum i sostenitori del Leave avevano fatto promesse esagerate, come le centinaia di milioni di sterline che il Regno Unito avrebbe dovuto destinare al servizio sanitario nazionale nell'era post-Brexit. Promessa che il leader dello Ukip, Nigel Farage, uno dei principali fautori della Brexit, fu costretto a rinnegare pochi giorni dopo il voto.