Un’azienda di Bologna non farà entrare ex partigiani per la celebrazione del 25 aprile

La decisione della Magneti Marelli, ora in mano a un fondo giapponese, ha scatenato la rabbia dei sindacati e della politica

Nell'azienda Magneti Marelli Gualtiero Mazzocchi vive la sua prima vita, quella di operaio. La seconda da partigiano, finisce anzitempo durante la Resistenza, per mano dei nazisti. La cerimonia del 25 aprile, in fabbrica, è da sempre dedicata a lui. 

Per la festa della Liberazione di quest'anno i sindacati decidono di invitare un rappresentate dell'Anpi e l'assessore Marco Lombardo, in rappresentanza del Comune di Bologna. Ma l'azienda, recentemente passata di mano da Fca a un gruppo giapponese, dice no: gli ospiti non sono dipendenti, non possono entrare. Lo stesso rifiuto era toccato l'anno scorso allo Stato Sociale, ma questa volta – complice forse il clima nazionale – la vicenda fa molto più rumore.

Cgil, Cisl e Uil mandano una lettera alla dirigenza chiedendo di rivedere la decisione, ma non arriva risposta. Si pronuncia invece Carlo Calenda, durante un incontro del Pd all'opificio Giannelli: «Hanno sbagliato, se è la commemorazione di un partigiano dovrebbero fare entrare l'Anpi. Non possiamo fare le cose normali per cinque minuti in questo paese?»

Molto critici, naturalmente, anche i vertici dell'Anpi. Per la presidente Anna Cocchi «viviamo tempi davvero duri. Il 25 aprile è la festa della Liberazione dal nazifascismo, una festa di tutte le persone democratiche che si riconoscono nei valori della nostra Costituzione. Si tratta di una decisione tanto pretestuosa quanto inutile, che prima di non condividere facciamo fatica a comprendere».