La pubblicità della Leica fa arrabbiare la Cina

Una pubblicità del brand ripercorre gli eventi di piazza Tiananmen, scatenando la rabbia degli utenti sui social cinesi

La Leica ha lanciato una pubblicità intitolata «The Hunt», la caccia. Nel video sono messe a confronto le esperienze di tre fotoreporter e la conclusione è un ringraziamento: «Questo film è dedicato a coloro che hanno prestato i loro occhi per permetterci di vedere». Una delle storie nel filmato è quella ambientata a Pechino nel 1989 e fa evidentemente riferimento agli scontri di piazza Tienanmen. 

 

Un fotoreporter scatta una fotografia dalla finestra di una camera: gli autori vogliono suggerire che si tratti del momento del celebre scatto del Rivoltoso Sconosciuto, l’uomo che bloccò la strada a un carrarmato durante le proteste. Nella pubblicità, dopo lo scatto, alcuni militari cinesi cercano di impossessarsi del rullino fotografico mettendo a soqquadro la stanza del fotoreporter.

«Coloro che hanno prestato i loro occhi per permetterci di vedere». Ma non tutti sono disposti a vedere: nonostante il 3 giugno sia il trentesimo anniversario del massacro, in Cina la protesta dell’89 è ancora fortemente censurata. Prima della censura, però. sullo spot della Leica si è abbattuta la rabbia social degli utenti di Weibo, il più importante social network cinese. Le critiche sono apparse sull’account della compagnia, che ora ha disattivato i commenti. Ne erano presenti più di 42 mila, ma i commenti superstiti adesso sono una decina. 

Molti commentatori hanno chiesto il boicottaggio, o di rivedere gli accordi commerciali con la Leica. L’azienda tedesca ha infatti rapporti commerciali con Huawei e presta la propria tecnologia fotografica al marchio di telefonia cinese.  

Un portavoce della società tedesca si è detto dispiaciuto per chi si possa essere sentito offeso dal filmato, chiarendo però che nella pubblicità non erano presenti messaggi politici: «Leica Camera AG prende le distanze dal contenuto mostrato nel video, rammaricandosi per qualsiasi malinteso o false conclusioni che possa aver generato».

Ciononostante, le critiche su Weibo sono un’eccezione al silenzio che di solito circonda gli eventi di Piazza Tiananmen (e non a caso sono state censurate): sul Google locale, Baidu, si trovano solamente immagini della Città Proibita di Pechino; le foto dei carri armati sono quelle delle parate militari. Per Zhou Fengsuo, attivista per i diritti umani, lo spot «ha catturato lo spirito di 30 anni fa. Ero in lacrime mentre lo guardavo, cambia tutto».

Considerando quanto rapidamente sono tornati al silenzio i social cinesi e la Leica, è più facile pensare il contrario.

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