MONDO :

Vent’anni da Columbine, il massacro che ha segnato l’America

Il 20 aprile di vent’anni fa: due adolescenti, tre armi da fuoco e decine di bombe artigianali. Un massacro premeditato, efferato, trasmesso sulla televisione nazionale, che ha sconvolto una nazione

Mancano diciassette giorni al diploma, è una mattina di primavera nella periferia di Littleton, in Colorado. Due studenti della Columbine High School, Eric Harris and Dylan Klebold, marinano la loro prima lezione del giorno, un corso di bowling.

Harris non si presenta nemmeno alla lezione della terza ora, filosofia, e il suo compagno Brooks, quando lo incrocia, lo rimprovera per aver saltato il test, previsto per quel giorno. Harris gli risponde: «Non importa più», e aggiunge: «Tu mi piaci Brooks, vai a casa, vai via da qui». Da quel momento tutto accade molto rapidamente:

  • Alle 11.14 Harris e Klebold, indossando impermeabili neri e occhiali scuri, introducono nella mensa della scuola due borse da ginnastica contenenti bombe da 9 chili ciascuna. Secondo gli appunti di Harris, le bombe avrebbero dovuto esplodere un quarto d’ora più tardi, distruggendo la scuola. Harris e Kebold avrebbero poi sparato ai sopravvissuti. Per un difetto tecnico, le bombe non sono però mai esplose.
  • Alle 11.19 la polizia di Littleton viene allertata: c’è stata un’esplosione in un campo a tre miglia dalla scuola. I due avevano messo a punto due piccole bombe artigianali, abbastanza per distogliere l’attenzione della polizia locale dalla scuola superiore.
  • Di ritorno a scuola, i due si rendono conto che le due bombe non sono esplose ma, stanchi di aspettare, decidono di entrare nella scuola. Trasportano uno zaino e una sacca da ginnastica contenti due fucili a canne mozze, una semiautomatica e una 9mm. Salgono su una collinetta vicino all’entrata occidentale della scuola, il punto più alto del complesso scolastico, estraggono i fucili dalle borse e iniziano a sparare.

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La squadra SWAT durante l’evacuazione degli studenti
  • Richard Castaldo e Rachel Scott sono seduti sull’erba tra la collina e la mensa quando i due iniziano a sparare. Richard riceve otto proiettili ma si salva, Rachel ne riceve quattro, di cui uno fatale alla nuca. Lance Kirklin, Danny Rohrbough e Sean Graves vengono colpiti da proiettili all’uscita dalla mensa. Anne Marie Hochhalter mentre cerca di correre al riparo nell’edificio scolastico. Altri tre studenti vengono feriti. In cima alle scale, Harris e Kebold continuano a sparare ai passanti. Un testimone sente uno dei due assassini gridare: «Questo è quello che ho sempre voluto fare. È fantastico».
  • Allertata, la polizia inizia ad arrivare alla scuola. Harris e Kebold entrano in uno degli edifici e camminano ridendo e continuando a sparare al soffitto e agli armadietti. Si sparge l’allarme, gli studenti vengono evacuati. Quelli nella biblioteca, dove i due killer si stavano dirigendo, si nascondono sotto i banchi. Al loro ingresso nella sala, Harris e Kebold urlano: «Alzatevi! Che si alzino quelli con un cappello bianco!». Nessuno si alza e i due urlano, «OK, allora iniziamo a sparare!» Per primo colpiscono un ragazzo che non era riuscito a mettersi al riparo a causa della sua disabilità. Poi continuano a sparare, all’interno della biblioteca e attraverso la finestra, agli agenti che stavano evacuando gli studenti. In 7 minuti, uccidono 10 persone e ne feriscono 13. Dopo pochi minuti, non si sentono più spari, Harris e Kebold si sono suicidati.

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La quadra SWAT durante l’evacuazione

Le altre sparatorie

C’erano state prima di Columbine delle sparatorie nelle scuole americane, ma in nessuna erano rimaste uccise 13 persone. Columbine ha segnato la fine dell’era dello stupore e inaugurato quella dell’amarezza. Ai «Com’è potuto succedere?» hanno iniziato a sostituirsi gli «È successo di nuovo». Soprattutto, nessuna sparatoria prima era stata trasmessa in diretta sulla televisione nazionale. I due si erano anche filmati nelle fasi preparatorie del delitto, dando scene estremamente inquietanti in pasto al pubblico americano.

Nonostante la sparatoria sia avvenuta in una scuola remota del Colorado, è stata vissuta come una calamità nazionale. “Columbine” è diventato un sinonimo di “massacro scolastico” a cui è stato attribuito l’effetto copycat, ossia un precedente sensazionale a cui successivi criminali si sono ispirati. Fino ad oggi, Columbine rimane l’emblema dell’eccidio senza senso, random.

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A un anno della strage, gli alunni di Columbine all’inaugurazione del monumento commemorativo

Le armi

Il massacro ha portato al centro del dibattito americano la sicurezza nelle scuole, ma anche la regolamentazione e la cultura delle armi da fuoco. Sono circolate diverse versioni sui moventi della strage (si è scoperto solo anni più tardi che i due assassini soffrivano di disturbi mentali), ciò ha spinto gli americani ad affrontare temi come le bande nelle scuole superiori, le sottoculture e il bullismo. Ma anche l’uso di antidepressivi tra teenager, l’utilizzo di internet da parte dei ragazzi e la violenza nei videogiochi.

Troviamo riferimenti Columbine nelle canzoni di Eminem, Tupac, Marilyn Manson, Childish Gambino e frammenti delle riprese del massacro sono state integrate nel video musicali. Al massacro sono state dedicate decine di libri, tra cui quello di Dave Cullen, uscito nel 2009 e intitolato Columbine. Nel 2003 Michael Moore ha vinto l’Oscar con il documentario Bowling a Columbine che trattava dell’uso delle armi in America. Lo stesso anno Gus Van Sant si è aggiudicato la Palma d’Oro al Festival di Cannes con Elephant, liberamente ispirato al massacro di Littleton. 

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