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Le foto delle vittime dei partigiani italiani, ma sono sbagliate

In vista del 25 aprile, alcuni utenti hanno ben pensato di condividere nuovamente alcune fotografie prelevate da altri contesti e ritenute veritiere per parlare delle azioni violente dei partigiani

Oltre alla guerra reale, combattuta dai nostri nonni, è in corso la solita «guerra social» di chi condivide l’orrore compiuto dagli «altri» pubblicando storie e foto scorrette. Inutile ricordare che in un conflitto come quello che il nostro paese ha subito «non sono tutti santi», da entrambe le parti ci sono stati morti, assassini, violenze. Ma per raccontarle bisogna farlo correttamente. L’utente Antonio Quinti (@AntonioDvx) pubblica il 25 aprile 2019 una foto che ritrae una donna nuda seduta a terra ritenuta vittima dei partigiani: «A Trausella (To) i partigiani rossi prelevarono la levatrice assassinandola tra tormenti atroci avendole tamponato i genitali con ovatta impregnata di benzina, a cui appiccarono il fuoco, rinnovando l’orrenda combustione con altri tamponi infiammati».

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Nella foto non viene raffigurata una donna assassinata dai partigiani italiani ma una donna ebrea vittima del tristemente noto «Pogrom» – «devastazione» in russo – avvenuto nel 1941 a Leopoli, parte dell’odierna Ucraina e una delle prime città a cadere in mano ai nazisti a seguito della rottura del patto di non aggressione con l’Unione Sovietica. A diffondere la foto è stato anche Costantino Righi Riva, candidato del centrodestra a Formigine.

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Pizzicato per aver diffuso la foto sbagliata, l’utente Antonio Quinti (@AntonioDvx) risponde con un’altra foto che in realtà non è stata scattata all’epoca:

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Si tratta di un fotogramma del film di Antonio Bellucco dal titolo «Il Segreto d’Italia» che racconta la strage avvenuta nella primavera del 1945 a Codevigo, paese della bassa Padovana, dove furono uccise 136 persone tra militi della Guardia nazionale repubblicana, brigate nere e civili, trucidati per vendetta. Si tratta di uno degli episodi più atroci avvenuti a cavallo della resa delle forze tedesche e fasciste.

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Cesaro Enrico |Foto di scena del film 

Tra i tanti tweet di Antonio Quinto troviamo anche quello con la storica foto attribuita a Giuseppina Ghersi:

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Secondo la storia l’allora tredicenne venne uccisa il 30 aprile 1945 con un colpo d’arma da fuoco e lasciata insieme ad altri cadaveri davanti alle mura del cimitero di Zinola, a Savona. Secondo quanto riportato da Wumingfoundation.com, la foto venne associata a Giuseppina Ghersi nel 2017 dagli attivisti di Casapound. Ma la stessa foto venne pubblicata anche nel 2013 sul Elafter.com e nel 2015 in un articolo del sito Amazfacts.com per raccontare il trattamento riservato alle donne francesi che collaboravano con gli occupanti tedeschi e venivano fatte sfilare con delle scritte sul volto.

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La foto pubblicata in un articolo del 2015 per parlare delle donne francesi che collaboravano con i tedeschi occupanti.

La troviamo anche su Gettyimages.it con la seguente descrizione la data del 26 aprile, giorni prima rispetto alla storia relativa a Giuseppina e ricondotta a Milano, non a Savona:

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Tra gli scatti diffusi per parlare dei partigiani italiani, ci sono quelli del fotografo Carl Mydans della rivista LIFE, acquisiti appunto in Francia:

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Alcuni utenti stanno condividendo un articolo del Secolo d’Italia che parla di Jolanda Crivelli.

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Nella foto si vede una persona appesa a un albero, ma non è Jolanda.

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Si tratta di un’opera video del 2015 di Hilde Krohn Huse, artista norvegese, dal titolo «Hanging in the Woods»:

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Risulta evidente che se si vuole raccontare un fatto lo si deve fare con le prove e le fonti esatte. 

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