Matteo Salvini: «Il Primo maggio è la festa di tutti, non solo dei cantanti di sinistra»

Il vicepremier ha anche criticato i suoi contestatori, dicendo di provare «tenerezza per loro» e accusandoli di essere nostalgici di Che Guevara e Iosif Stalin

Dal palco di Tivoli, nel Lazio, Matteo Salvini torna a parlare del 25 aprile e lo fa per accendere una nuova polemica, questa volta sulla Festa dei lavoratori.«Il primo maggio è come il 25 aprile: è la festa di tutti i lavoratori, oggi, non è la festa dei lavoratori di sinistra o dei sindacati di sinistra o dei cantanti di sinistra. È la festa di tutti gli italiani che lavorano, anche in maniera autonoma, quindi partite Iva, artigiani, commercianti, piccoli imprenditori‎».

Durante il comizio, il vicepremier ha parlato anche di legittima difesa, di autonomiee quindi anche del suo alleato di governo.«Di Maio non lo deve convincere Salvini, sono milioni di italiani, da Nord a Sud, che vogliono un Paese più moderno, più efficiente, rispettoso‎ delle autonomie locali perché piùvicino si spendono i soldi pagati dai cittadini meglio si spendono».

«Non èun'opera di convincimento di Salvini – ha continuato il vicepremier leghista – poi c'èpure nel contratto, oltre al fatto che i 5 stelle sia in Veneto che in Lombardia hanno votato a favore del referendum. O qualcuno ha cambiato idea, ma non penso, oppure si va avanti».

Di fronte a delle persone che lo contestavano, il vicepremier ha reagito con uno sfottò:«Ero preoccupato perché non avevo visto ancora cinque comunisti.Ora sono arrivati i nostalgici di Che Guevara e Stalin, un applauso, mi fate una tenerezza infinita, voi con il lavoro non c’entrate nulla, ma noi siamo democratici e accogliamo tutti».

Le contestazioni al vicepremier Salvini sono arrivate anche dallamanifestazione nazionale dei sindacati Cgil-Cisl-Uil a Roma. Il neo-segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha incalzato il ministro dell'Interno su CasaPound:«Se Salvini vuole rispettare la costituzione su cui ha giurato, non deve chiudere i porti, ma le sedi di Casa Pound». Una dichiarazione a cui i presenti hanno risposto con un boato.

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