Il Museo di Auschwitz scrive a Torino: «O noi o CasaPound al Salone del libro»

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«Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società», scrivono in una lettera Halina Birenbaum, sopravvissuta al lager, il direttore del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, Piotr M. A. Cywiński, e il presidente e l’ideatore dell’italiano «Treno della memoria»

La durissima polemica nel mondo dell'editoria e della cultura per la presenza al Salone del libro di Torino, che si apre dopodomani, della casa editrice di estrema destra Altaforte, si acuisce ulteriormente per una lettera al comune di Torino.

La firmano Halina Birenbaum, sopravvissuta al lager, ospite di uno degli incontri del Salone, il direttore del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, Piotr M. A. Cywiński, e il presidente e l'ideatore dell'italiano «Treno della memoria».

Secondo quanto rivela La Stampa, la lettera è un vero e proprio aut aut: «Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società… Non si tratta, come ha semplificato qualcuno, del rispetto di un contratto con una casa editrice, bensì del valore più alto delle istituzioni democratiche, della loro vigilanza, dei loro anticorpi, della costituzione italiana, che supera qualunque».

Come è chiaro la lettera prefigura lo scenario più devastante per Torino dal punto di vista dell'immagine, ma anche della reputazione: lo svolgimento di una rassegna con la casa editrice di CasaPound e senza quella del museo di Auschwitz. Ma d'altronde la casa editrice italiana è regolarmente costituita e ha pagato per tempo la quota per allestire il suo stand.

Non solo: come è noto il principale prodotto che presenterà ai visitatori è un libro intervista a una figura che per ruolo è la meno sovversiva che si possa immaginare: il ministro dell'Interno. La somma di queste contraddizioni (resa ancora più esplosiva dalla figura notoriamente divisiva di Salvini) rischia di oscurare ogni altro argomento della rassegna torinese.