No alla scarcerazione di De Vito (M5S). I giudici: «Ha barattato i suoi poteri per gli interessi privati».

di Redazione

Diffuse le motivazioni del Tribunale del Riesame a cui l’ex presidente dell’Assemblea Capitolina, pezzo da novanta del Movimento Cinque Stelle romano, si era rivolto per chiedere di essere scarcerato

Marcello De Vito «ha barattato il suo ruolo, funzionalizzando i propri poteri agli interessi dei privati». Lo scrivono i giudici del Tribunale del Riesame, al quale gli avvocati dell'ex presidente dell'Assemblea Capitolina di Roma, arrestato il 20 marzo scorso per corruzione, si era rivolto per chiedere di uscire dal carcere.

De Vito, personaggio di spicco del Movimento Cinque Stelle romano, è stato arrestato insieme ad altre tre persone nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma sulla costruzione dello stadio della Roma.

Le accuse a suo carico sono pesanti – avrebbe preso delle tangenti dal costruttore Luca Parnasi per agevolare il progetto – almeno quanto le parole del Tribunale del Riesame.

«De Vito – scrivono – ha mostrato un'elevata capacità di incidere ed indirizzare gli atti di uffici formalmente diversi dal proprio [intervenendo] sugli assessori e i relativi funzionari amministrativi».

«L'ex presidente del Consiglio comunale di Roma – si legge ancora – gode di un notevole credito nel circuito del M5S e il suo peso specifico […] è dimostrato dalla circostanza di essere riuscito a collocare in Acea un uomo di sua fiducia, interloquendo in maniera paritaria con Luca Lanzalone (ex presidente di Acea, a sua volta coinvolto in una prima tornata di arresti legati sempre all'inchiesta sullo stadio, ndr)»

Subito dopo l'arresto, De Vito è stato espulso per direttissima dal Movimento senza passare – come prevede la procedura – per il collegio dei Probiviri. A sancire la sua radiazione fu Luigi Di Maio, che lo definì «vergognoso e moralmente basso».