Una simulazione spiega l’oceano sotterraneo di Plutone

Fin da quando la sonda della missione della Nasa New Horizons fece il suo avvicinamento a Plutone nel 2015, abbiamo potuto constatare la presenza di un oceano al riparo dal guscio ghiacciato battezzato Sputnik Planitia, grande quanto il Texas. Lo stupore è stato grandissimo, visto che stando alle nostre conoscenze avrebbe dovuto conservarsi interamente in forma di ghiaccio. 

Plutone dovrebbe essersi formato più di quattro miliardi di anni fa, mentre all’oceano sarebbero bastati centinaia di milioni di anni per congelarsi del tutto. Una recente simulazione suggerisce in che modo potrebbe essersi conservato, ampliando la possibilità di scoprire nuovi mondi oceanici nello Spazio, anche nel nostro Sistema solare.

Come si è conservato l’oceano di Plutone?

Dunque per quale ragione osserviamo oggi una sorta di cupola di ghiaccio – che non dovrebbe esserci se non sotto forma di una piatta distesa – a copertura di un intero oceano? Per avere una risposta probabilmente dovremmo un giorno tornare laggiù, magari con delle sonde automatiche sulla superficie.

Tuttavia possiamo restringere il campo delle ipotesi dando in pasto ai computer i dati che abbiamo, in modo da creare delle simulazioni, nel tentativo di capire quali fattori potrebbero aver conservato le acque al di sotto di  Sputnik Planitia.

I risultati dello studio giapponese

Questo è quanto è stato fatto da Shunichi Kamata dell’Università di Hokkaido in Giappone. I risultati sono stati pubblicati su Nature geoscience. La spiegazione più probabile è che tra il guscio ghiacciato e l’oceano si trovi uno strato di gas che ha potuto fare da isolante.

Qui mostriamo, per evoluzione termica e calcoli di rilassamento viscoso, che la presenza di uno strato sottile di idrati clatrati (idrati di gas) alla base del guscio di ghiaccio può spiegare sia la sopravvivenza a lungo termine dell’oceano sia il contrasto del mantenimento dello spessore del guscio.

Aumentano i mondi che potrebbero ospitare la vita

Sappiamo che l’atmosfera del Pianeta nano è composta prevalentemente da azoto mentre è povera di metano: forse ora sappiamo dove è andato a finire il resto di questo gas. Se i risultati della simulazione venissero confermati si amplierebbe la probabilità di trovare oceani sotterranei nel nostro Sistema solare, così come negli esopianeti

I mondi oceanici potrebbero contenere più di quanti pensavamo fino a oggi. Questo avrebbe implicazioni anche dal punto di vista della ricerca di altre forme di vita nello Spazio, rendendo la loro plausibilità ancora maggiore.