Scontri a Genova, il video delle manganellate al giornalista. La procura apre un’inchiesta

«C’è gente che va in piazza col casco e il bastone e ci sono poliziotti che eroicamente sono lì a prendere sputi, insulti e monetine. Ringrazio questi eroi in divisa» ha dichiarato il ministro Salvini

«Ho pensato di morire, non mi vergogno di dirlo. Non smettevano più di picchiarmi, vedo ancora quegli anfibi neri, che mi passavano davanti al volto e, nella testa, mi rimbomba ancora il rumore sordo delle manganellate». Comincia così il racconto di Stefano Origone, cronista di Repubblica, manganellato ieri durante gli scontri avvenuti a Genova tra la Polizia e i manifestanti antifascisti, in occasione di un comizio di CasaPound.

«Su tutto il mio corpo, che cercavo di proteggere, rannicchiato in posizione fetale, scaricavano una rabbia che non ho mai incontrato prima, che non avevo mai sentito così efferata in trent’anni di professione, sempre sulla strada». Il giornalista è ricoverato in ospedale con una costola fratturata, due dita della mano sinistra rotte, trauma cranico per le manganellate in testa ed ecchimosi su tutto il corpo.

Le immagini di Local Team del momento in cui il giornalista Stefano Origone di Repubblica viene manganellato

«Ho gridato con tutta la mia voce “Sono un giornalista”, mi hanno fatto cadere e hanno cominciato a picchiare: calci, manganellate e colpi da tutte le parti […] Ero come un pallone, sentivo che stavano scaricando su di me una rabbia indescrivibile». A salvarlo è stato un poliziotto che lo ha riconosciuto e protetto gettandosi su di lui.

La Procura apre un’inchiesta

La procura di Genova aprirà due fascicoli contro ignoti: uno per resistenza, danneggiamento e lancio di oggetti pericolosi a carico dei manifestanti, alcuni dei quali sono stati fermati; l’altro contro i poliziotti che hanno picchiato il giornalista. Si ipotizza il reato di lesioni aggravate dall’uso dell’arma e dalla gravità delle lesioni.

«È assurdo che accadano fatti del genere», ha detto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, riferendosi alle manganellate al giornalista di Repubblica. «Origone – ha spiegato – era in piazza a svolgere il suo lavoro in modo pacifico: non so come possa essere stato scambiato per un facinoroso». Piena solidarietà nei confronti del cronista e «rammarico forte, perché è inconcepibile quanto successo», ha detto Cozzi.

Le reazioni politiche

«Vicinanza al collega giornalista, ma ogni volta che ci sono i centri sociali in piazza c’è casino. C’è gente che va in piazza col casco e il bastone e ci sono poliziotti che eroicamente sono lì a prendere sputi, insulti e monetine. Ringrazio questi eroi in divisa», ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

«La mia solidarietà a Stefano Origone per quello che è successo. A lui mando i miei auguri di pronta guarigione. Sono certo verrà fatta chiarezza su quanto accaduto a Genova», scrive su Twitter il presidente della Camera Roberto Fico.

«Probabilmente rivedremo le aree. Ma se c’è un partito legale, non gli si può negare di fare un comizio. Si può decidere un posto più facilmente gestibile, su questo sono d’accordo: tutto è migliorabile, ma non si può dire di no», dice il sindaco di Genova, Marco Bucci.

La campagna di Amnesty: codici identificativi per gli agenti

Amnesty International Italia rilancia la sua campagna per chiedere anche in Italia – come già accade in molti altri Paesi – l’introduzione di codici identificativi per le forze di polizia. «Crediamo sia ormai urgente la previsione di misure che consentano l’identificazione degli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico», si legge nell’appello.

«Episodi di uso ingiustificato della forza, come accaduto in passato, possono innescare pericolose generalizzazioni, specie se si riscontrano difficoltà rispetto all’accertamento delle responsabilità e delle relative sanzioni. Crediamo fortemente che l’introduzione dei codici identificativi sarebbe non solo uno strumento di garanzia per il cittadino, ma anche e soprattutto di maggiore tutela per tutti gli agenti che svolgono il proprio lavoro in maniera corretta».

Per questo chiediamo di varare una normativa in linea con gli standard internazionali che preveda l’utilizzo di codici alfanumerici identificativi ben visibili sulle uniformi degli agenti impegnati in attività di ordine pubblico.

La posizione di Repubblica

«Stefano ha fatto il suo lavoro di cronista, è andato sul luogo degli incidenti semplicemente per raccontarli. Ne è uscito ferito, ricoverato in un pronto soccorso. Al lui va il nostro abbraccio, allo Stato la nostra denuncia contro la mancata sicurezza in cui vengono a trovarsi giornalisti come Origone, la cui unica “colpa” è quella di continuare, ostinatamente, a fare il proprio mestiere», questa la nota della direzione di Repubblica.

«Pretendiamo che il capo della Polizia e il ministro dell’Interno facciano piena luce sull’accaduto individuando e sanzionando i responsabili di un’azione inaccettabile in un Paese democratico. Stefano è stato preso deliberatamente e ripetutamente a manganellate mentre stava svolgendo il suo lavoro», scrive in una nota il Comitato di redazione di Repubblica. Il giornalista si è salvato solo grazie all’intervento di un ispettore della Questura che «lo conosceva personalmente» e che ha gridato: «Fermatevi, cosa state facendo, è un giornalista».