Rigopiano, un manuale di geografia minimizza la tragedia. La mamma di una vittima: «Via quelle pagine»

Un errore sul numero delle vittime e la colpa della tragedia data al terremoto: è quanto si legge su un manuale per le medie. «Non è stata la neve a ucciderli. Almeno aspettiamo le sentenze», dice a Open la mamma di Emanuele, morto anche lui a 31 anni il 18 gennaio 2017

Un manuale di geografia della scuola media, una foto, un testo che parla ai più giovani e alle più giovani di una tragedia, di inchieste di anni e di processi in arrivo. Con un messaggio, però, che sta facendo rivoltare chi a quella storia è drammaticamente collegato. «Non è stata la neve a ucciderli», ripetono da quasi due anni e mezzo i famigliari delle vittime di Rigopiano. E invece, in due righe, un testo di scuola così sintetizza e insegna.

È il 18 gennaio del 2017, all’hotel Rigopiano di Farindola alloggiano 40 persone: è il clou della stagione sciistica, ma anche del maltempo, e la regione Abruzzo è in piena emergenza. Non mancano le scosse, attribuite a repliche del terremoto di Amatrice. Una valanga si stacca e si abbatte sull’hotel: a morire sono in 29.

Il manuale di geografia

La ferita è ancora aperta, per i sopravvissuti e per i parenti delle vittime. E ora la didascalia a una foto, sul manuale di geografia per le medie PensoGeo, edito da Paravia, fa discutere. Si parla di terremoti dell’Appennino: di quello de L’Aquila, dell’Emilia Romagna, del sisma del centro-Italia. La foto dell’hotel di Rigopiano, accartocciato, è qui, con una didascalia tutta sbagliata. «Il terremoto ha provocato una slavina a Farindola (nel Pescarese) che ha travolto un albergo causando 30 vittime», si legge.

No: a morire sono stati in 29, non in 30. E no, una sentenza sulle colpe di quelle morti ancora non c’è. Dopo più di due anni, il 16 luglio prossimo, ci sarà infatti l’udienza preliminare del processo per accertare le cause di quella tragedia e le responsabilità sull’idoneità della struttura portante dell’albergo. Per capire se il resort sorgeva in un posto lecito – e dunque si è trattato solo di un incidente per quanto atroce – oppure se quel posto era effettivamente a rischio valanghe. Quel manuale la racconta così, in un altro modo.

Vigili del Fuoco intorno alle macerie dell'Hotel Rigopiano, nel giorno in cui è stata completata l'estrazione di tutte le 29 vittime della valanga del 18 gennaio, 26 gennaio 2017. Ansa/ Alessandro Di Meo
Vigili del Fuoco intorno alle macerie dell’Hotel Rigopiano, nel giorno in cui è stata completata l’estrazione di tutte le 29 vittime della valanga del 18 gennaio, 26 gennaio 2017. Ansa/ Alessandro Di Meo

La mamma di Emanuele

«I processi e le sentenze lette sui banchi di Scuola, anziché nei Tribunali!», denuncia la pagina Facebook del comitato dei famigliari, Rigopiano, in attesa del Fiore. «Per quello che abbiamo ricostruito, dovrebbe essere il secondo anno che qual manuale è in uso», spiega a Open Paola Ferretti. È lei stessa una maestra, della scuola primaria.

A Rigopiano ha perso suo figlio, Emanuele Bonifazi: 31 anni, marchigiano: era il receptionist dell’hotel: «Ci sembra inopportuno parlarne adesso, quando ancora il processo non è iniziato», dice Paola. «La cosa più grave è emettere una sentenza sostenendo che il terremoto ha provocato una valanga che ha distrutto l’hotel».

Una teoria che al momento, dice Paola, «secondo i periti nominati dalla procura e da quanto risulta agli atti, è stata pienamente smentita. Poi, in fase di processo, si vedrà. Ma nell’attesa mi sembra fuorviante, inopportuno e sbagliato trasmettere ai ragazzi un concetto come questo».

Insomma: «Molte mamme nel pescarese sono favorevoli a strappare le due pagine in questione». Ma non è solo Pescara, dice Paola: quella di Rigopiano «è stata una vergogna a livello internazionale, non solo nazionale».

I processi e le sentenze lette sui banchi di Scuola, anziché nei Tribunali !!!!

Posted by Rigopiano, in attesa del Fiore on Wednesday, May 22, 2019
Il post del Comitato Vittime di Rigopiano

«Non è stata la neve ad ucciderli», ripete ancora una volta Paola Ferretti. «Ovviamente devo rimettermi alla giustizia. Perché è giustizia che chiediamo. Ma in questa fase accostare il terremoto alla valanga è scorretto». Attenzione, avverte l’insegnante: «che si parli di Rigopiano! Ma tra qualche anno. Quando giustizia sarà stata fatta e si conosceranno tutte le verità. Allora sì, sarà bene parlare farlo».

Lo slogan di molti famigliari delle vittime, spiega, è sempre stato «mai più»: «Che se ne parli, alle future generazioni. Ma per spiegare loro che la natura va rispettata. Perché la natura prima o poi riprende i suoi spazi». Un auspicio e anzi un rilancio, dice Paola: che la storia di Rigopiano sia non solo sui libri di geografia, ma «anche, un giorno, sui testi di educazione civica».

Sono al momento 10/15mila le copie stampate di quel manuale. «Elimineremo subito ogni riferimento a Rigopiano», dicono dalla casa editrice. «Gli errori si possono commettere ma chiaramente siamo molto dispiaciuti». «È una casa editrice che conosco e che stimo, fa testi anche per bambini», dice ancora Ferretti. «Non mi spiego questa superficialità».

E poi quel numero sbagliato sui morti: «scrivere 30, quando le vittime sono 29. Forse perché all’inizio qualcuno si era sbilanciato dicendo che la trentesima vittima sarebbe stata l’economia della zona?», si chiede l’insegnante. «Io chiedo giustizia per mio figlio, che è morto sul lavoro a 31 anni. Non posso pensare all’economia della zona. Né posso accettare un discorso di questo genere adesso. Ecco il risentimento a cosa è dovuto: è una notizia fuorviante nel momento sbagliato».

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