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Salvini e il servizio del Tg2 che fa arrabbiare l’ambasciata svedese

Matteo Salvini condivide un servizio del Tg2 sulla Svezia, ma l’ambasciata smentisce il lavoro della Tv di Stato italiana

Il 25 maggio 2019 l’account Twitter di Matteo Salvini pubblica un video rielaborato graficamente del servizio andato in onda sul Tg2 in merito alla situazione della Svezia in tema di immigrazione:

La bufala delle «No Go Zone»

Il servizio era già stato ampiamente criticato, ad esempio da Butac che da qualche anno si occupa delle bufale e della disinformazione sul paese scandinavo, criticando la diffusione nella televisione di Stato della bufala delle «No Go Zone» dove nemmeno le forze dell’Ordine avrebbero il coraggio di controllare. Gli stessi siti governativi svedesi hanno più volte spiegato la reale situazione:

Facts: In a report published in June 2017, the Swedish Police Authority identified 61 areas around the country that have become increasingly exposed to crime, social unrest and insecurity. Of these 61 areas, 23 are considered particularly vulnerable. These areas are sometimes mistakenly called ‘no-go zones’. The Swedish Police Authority identifies a ‘vulnerable area’ as a geographically defined area, characterised by a low socioeconomic status, in which criminals exert influence on the local community. This influence is linked to the social context of the area rather than reflecting a calculated intention on the part of criminals to take power and control the local community. While the Police Authority has stated that working in these vulnerable areas is often difficult, it is not the case that the police do not go into them or that Swedish law does not apply there.

A seguito della diffusione del servizio del Tg2, il 25 maggio 2019 l’ambasciata svedese in Italia ha pubblicato un comunicato stampa dove viene ampiamente criticato:

Per esempio nel servizio si parla di oltre 60 quartieri “totalmente fuori controllo”, dove la polizia non entra e dove vige la sharia, la legge islamica. Questa descrizione corrisponde a quelle che vengono comunemente definite “no go zones”. Non esistono “no go zones” in Svezia. Come nella maggior parte delle grandi città esistono aree socialmente vulnerabili dove, al contrario di ciò che si afferma nel servizio, è stata rafforzata la presenza della polizia negli ultimi anni. Queste aree sono una priorità assoluta per il governo svedese che ha stanziato considerevoli fondi per sovvenzionare progetti per favorire l’inserimento sociale in queste aree. Per esempio con attività rivolte ai bambini e ai giovani, investimenti nell’istruzione, maggiore sicurezza, aumento dell’occupazione. Desideriamo inoltre precisare che in Svezia viene applicata la legge svedese in tutto il paese e la legge è uguale per tutti. Non esistono aree dove viene applicata la legge della sharia.

La disinformazione sugli stupri

Secondo il servizio del Tg2, che prosegue le dicerie diffuse dall’estrema destra internazionale, dove un alto numero di stupri sarebbe registrato nel paese scandinavo associandoli alla presenza degli immigrati. L’ambasciata svedese spiega la situazione del proprio paese:

Nel servizio si parla anche del “più alto numero europeo di stupri”. La statistica in questo caso dà un immagine errata della situazione. Il malinteso nasce da tre fattori principali. In Svezia ogni atto di violenza sessuale viene registrato come una denuncia a sé stante. Una denuncia può contenere un gran numero di stupri, come per esempio chi denuncia di essere stato violentato più volte dalla stessa persona. Anche in questi casi la polizia deve registrare ogni atto di violenza come un singolo crimine. Un altro fattore che contribuisce al malinteso è la nuova legge sul consenso esplicito, entrata in vigore nel 2018 e che sancisce che il sesso se non è consensuale è illegale, quindi passibile di denuncia. Inoltre la definizione giuridica svedese di cosa è considerato stupro è più ampia che nella maggior parte degli altri paesi e le persone vengono incoraggiate a denunciare le violenze. Per questi motivi la frequenza delle denunce è molto alta e tante persone hanno il coraggio di denunciare le violenze, ritenendo lo stato intenzionato ad aiutarle e in grado di farlo.

Licia Corbolante aveva pubblicato nel 2017 un articolo su Terminologiaetc.it dove spiegava, citando le fonti, il caso svedese e spiegando il termine usato dalla loro lingua madre:

Per il codice penale svedese sexualbrott (violenza sessuale) identifica un concetto molto più ampio che in altri paesi e include atti che altrove verrebbero classificati diversamente o non considerati violenza. Inoltre, ogni singolo atto di violenza perpetrato dalla stessa persona viene conteggiato separatamente e intervengono anche fattori culturali, come la maggiore propensione alla denuncia.

La Polizia svedese evita di dire la nazionalità del delinquente?

Secondo il servizio del Tg2 la Polizia, per evitare problemi, non dichiara l’origine di chi commette i crimini. Le generalità di un sospettato risultano utili per rintracciare un ricercato, ma nessun regolamento o direttiva vieta la diffusione di tali informazioni. In merito al numero dei delinquenti secondo l’origine, la storia che vuole associare l’aumento dell’immigrazione e quella dei delitti commessi viene smentita dal sito del governo svedese:

Facts: The Swedish National Council for Crime Prevention (Brå) has conducted two studies on the representation of people with foreign backgrounds among crime suspects, the most recent in 2005. The studies show that the majority of those suspected of crimes were born in Sweden with two Swedish-born parents. The studies also show that the vast majority of people with foreign backgrounds are not suspected of any crime. People with foreign backgrounds are suspected of crimes more often than people with Swedish backgrounds. According to the most recent study, people with foreign backgrounds are 2.5 times more likely to be suspected of crimes than people born in Sweden to Swedish-born parents. In a study from 2013, researchers at Stockholm University showed that the main difference in terms of criminal activity between immigrants and others in the population in Sweden was due to differences in the socioeconomic conditions in which they grew up. This means factors such as parents’ incomes and the social conditions in the area in which an individual grew up.

Tradotto e in sintesi, due studi svedesi hanno dimostrato che la maggior parte dei sospettati di crimini sono nati in Svezia da entrambi i genitori svedesi e che la maggior parte delle persone di origine straniera non è sospettata di alcun crimine. In uno studio più recente le persone di origine straniera hanno 2,5 volte più possibilità di essere sospettate di reato rispetto a coloro che sono nati in Svezia da genitori svedesi.

Non è la prima volta che in questo periodo elettorale il Tg2 è stato criticato per imparzialità. Ricordiamo che con delibera del 20 maggio 2019 l’Agcom aveva diffidato il telegiornale di casa Rai 2 per la violazione della par condicio.