La foto dell’Everest con una fila lunghissima. Caso eccezionale o normalità?

Il turismo raggiunge anche l’Everest, dove lunghe file di alpinisti possono incrementare rischi mortali, ecco perché

Un’immagine pubblicata in rete dall’alpinista Nirmal Purja è divenuta virale, mostrando una fila gigantesca lungo la cima dell’Everest. Secondo diverse testate la foto mostrerebbe «300 scalatori in fila uno dietro l’altro».

Forse si è confuso il senso della didascalia con cui la Bbc descriveva l’immagine per la prima volta il 24 maggio scorso, dove si legge che «il Nepal ha rilasciato 381 permessi da 11.000 dollari ciascuno per la stagione di arrampicata di questa primavera».

La foto simbolo di un problema

La Bbc utilizza l’immagine di Purja perché rappresenta molto bene il problema del «sovraffollamento» nella vetta più alta del mondo. L’immagine è tratta da Twitter, dove diversi reporter hanno commentato per chiedere all’alpinista l’autorizzazione a usare la foto.

In sostanza ci si chiede se sia normale vedere code così lunghe di alpinisti vicino alla cima dell’Everest e in seconda analisi viene suggerito che proprio questo presunto sovraffollamento possa aver determinato un così alto numero di scalatori morti recentemente nel tentativo di raggiungere la vetta.

Il presidente di «Seven Summits Treks» Mingma Sherpa spiega così alla Bbc che quel genere di code è normale che si formi quando la finestra di tempo per poter affrontare la scalata in sicurezza si restringe. Esistono altre immagini simili, divenute virali in periodi precedenti, come quella dell’alpinista tedesco Ralf Dujmovits del 2012.

Il successo della foto di Purja su Twitter

Quando fare la fila può essere mortale

Gli esperti consultati dalla Bbc confermano che aspettare in questo genere di file comporta il rischio di rimanere a corto di ossigeno, il quale a otto mila metri di quota risulta più rarefatto. Oltretutto le bombole messe a disposizione degli alpinisti possono venire rubate.

Un aumento di popolarità ha incrementato negli ultimi anni questa forma di turismo. Dobbiamo allora vedere se gli alpinisti deceduti questa settimana facevano parte di lunghe file, come quelle che si vedono nella foto di Purja, e se c’è stato effettivamente un incremento di morti tra gli scalatori rispetto al passato.

Ulteriori informazioni riguardanti gli ultimi decessi sembrano confermare questa correlazione tra file eccessivamente lunghe e rischio di morte. La conta dei caduti è arrivata a 10 scalatori in una settimana. Stavano rientrando mentre erano presenti «ingorghi vicino alla cima». Secondo la Bbc, superano i decessi registrati in tutto il 2018.

Generalmente parliamo di «mal di montagna». Solitamente non è mortale, colpisce il 77% degli scalatori che si avventurano tra i 1850 e i 5890 metri d’altezza. Vi sono però anche situazioni più rare in cui possono esserci delle complicazioni, come l’edema cerebrale o quello polmonare.

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