Csm, i summit notturni per spartirsi le nomine. L’Anm: «Si dimettano»

L’obiettivo del pm sarebbe stato quello di sistemare nei posti chiave magistrati di fiducia. L’esponente Pd voleva vendicarsi dell’inchiesta Consip

Magistrati e politici si sarebbero incontrati di notte in un hotel di Roma, sperando di evitare occhi e orecchie indiscrete che li intercettassero. E invece non sapevano che da tempo il Gico della Guardia di Finanza stava ascoltando tutte le conversazioni attraverso al cellulare del pm Luca Palamara, trasformato in un microfono aperto: lo smartphone ha registrato tutto attraverso un “trojan” installato dagli inquirenti.

Le carte dell’inchiesta

Le carte dell’inchiesta – che ha scatenato una vera e propria bufera al Csm con 5 su 16 togati coinvolti – sono state trasmesse dalla Procura di Perugia al Csm e al ministero della Giustizia. L’obiettivo di Palamara – ex consigliere del Csm, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, leader di Unicost (la corrente centrista dei magistrati), sotto inchiesta per una presunta corruzione – sarebbe stato non solo quello di sistemare magistrati di fiducia nei posti chiave ma anche di fargliela pagare a Pignatone e al pm Paolo Ielo. Quest’ultimo con la “colpa” di aver trasmesso ai colleghi di Perugia gli atti che lo avrebbero accusato di corruzione.

Nelle riunioni segrete, che sarebbero avvenute tra la mezzanotte e le due del mattino in un albergo o a casa della sorella di Cosimo Ferri (sottosegretario alla giustizia nei governi Pd), sarebbero stati presenti anche alcuni consiglieri del Csm – Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluca Morlini e Paolo Criscuoli – oltre allo stesso parlamentare Ferri e a Luca Lotti (quest’ultimo, secondo le carte dell’inchiesta, si sarebbe voluto “vendicare” di Giuseppe Pignatone e soprattutto di Paolo Ielo che aveva chiesto il suo rinvio a giudizio per Consip).

«Dimissioni immediate»

Ll’Associazione nazionale magistrati ha chiesto «dimissioni immediate per tutti i consiglieri del Csm che hanno partecipato agli incontri dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara con Cosimo Ferri e Luca Lotti sulla nomina del procuratore di Roma». Il parlamentino dell’Anm ha giudicato insufficienti le auto-sospensioni dei coinvolti nello scandalo, che quindi dovrebbero rinunciare ai propri incarichi: «perché non appaiono “degni” delle funzioni ricoperte». Unico a dimettersi finora è stato il consiglio del Csm Luigi Spina, indagato a Perugia.

Lotito e i biglietti per lo stadio

Tra gli invitati ci sarebbe stato anche Claudio Lotito, presidente della Lazio, amico di Palamara che, in un’occasione, avrebbe regalato dei biglietti di tribuna per la finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta da destinare al consigliere Luigi Spina, grande appassionato di calcio.

La macchina del fango

Tra Palamara e Spina c’era un ottimo rapporto: sarebbe stato Spina a svelargli che la Procura di Perugia lo aveva iscritto nel registro degli indagati per corruzione. Appresa la notizia, Palamara si sarebbe recato dal pm Stefano Fava che, nel frattempo, aveva presentato un esposto al Csm contro Pignatone e Ielo.

La nomina dei procuratori di Roma e Perugia

Al centro delle trattative c’era la nomina alla carica di procuratore di Roma, dopo il pensionamento di Pignatone: Palamara si sarebbe proposto come il regista delle operazioni. L’obiettivo era far prevalere Marcello Viola sull’attuale procuratore di Palermo Francesco Lo Voi.

Con il pm antimafia Cesare Sirignano, invece, avrebbe discusso del successore di Luigi De Ficchy alla Procura di Perugia. Una Procura strategica in quanto competente sui reati commessi dai magistrati di Roma.

Palamara, dunque, avrebbe gradito un capo ufficio, da lui controllato, così da poter dormire sonni tranquilli relativamente all’inchiesta per corruzione che lo riguardava e che pendeva in quell’ufficio. In realtà di Sirignano interessava soprattutto la sua fidanzata, Ilaria Sasso Del Verme, segretaria della quinta commissione del consiglio del Csm.

Csm decapitato

A seguito dell’inchiesta su toghe e politici, il vicepresidente del Csm David Ermini ha preso atto di tutti i magistrati che si sono autosospesi e ha parlato di «necessario riscatto della magistratura dal discredito di questi giorni» e di «forte senso di responsabilità».

«È stata inferta una ferita profonda e dolorosa alla magistratura», queste invece le parole di David Ermini. «Se non ci riscattiamo con i fatti siamo perduti: il Csm perderà irrimediabilmente ogni sua credibilità. È necessario che ognuno di noi assuma consapevolezza di quello che sta avvenendo, va riscattato con i fatti il discredito di questi giorni».

Le toghe autosospese

Gli ultimi due pm autosospesi sono i togati Gianluigi Morlini (Unicost) e Paolo Criscuoli (Magistratura Indipendente). Morlini è il presidente della Quinta Commissione, competente sulle nomine ai vertici degli uffici giudiziari. Prima di loro, ci sono invece state le dimissioni del consigliere Luigi Spina (Unicost), indagato dalla procura di Perugia per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale.

Ci sono poi le autosospensioni dei togati di Magistratura Indipendente Corrado Cartoni e Antonio Lepre decise anche sull’onda del pressing dei colleghi.

L’incarico di Bonafede agli ispettori del ministero della Giustizia

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, preoccupato per le vicende che stanno coinvolgendo i giudici Palamara e Fava, ha incaricato l’ispettorato del ministero di svolgere «accertamenti, valutazioni e proposte».

Sullo stesso tema: